Mastroleo: “Questo lavoro lo considero una sorta di debito con la società e lo sto pagando con grandissimo piacere”

La fondazione “Di Vagno” vista dall’interno. Un confronto con il presidente Mastroleo nelle stanze del suo “Ministero”

Conversano – Al centro di polemiche parlamentari, nel momento del massimo riconoscimento a livello nazionale e istituzionale. E’ il destino della fondazione Giuseppe Di Vagno che si è vista riconoscere un premio di ricerca intitolato al martire antifascista conversanese, ucciso barbaramente dai fascisti il 25 settembre 1921.
Le polemiche che sono seguite al riconoscimento per legge della Camera dei Deputati, quelle molto esplicite del M5S e quelle più contenute ma leggermente “razziste” della Lega, non hanno scalfito affatto la voglia di fare e di continuare a lavorare del presidente della stessa fondazione: l’avv. Gianvito Mastroleo. Presidente dal 2001 per tredici ininterrotti anni ma con una sottolineatura netta al primo rilievo che gli faccio: presidente a vita? “no, ho già dichiarato che al compimento dell’ottantesimo anno di età, nell’agosto del 2015, cesso il mio impegno attivo nella fondazione”.
Senza se e senza ma. Mastroleo mi accoglie in una stanza che contiene mobili rocciosi, pesanti e tendenti al  barocco, frutto di una donazione. Una scrivania comoda per lui ma scomoda per chi gli si siede di fronte. E’ in uno stato di euforia mista a delusione e rabbia, direi. Rabbia per non essere riuscito a far comprendere a tutti l’importanza del riconoscimento per la fondazione, per la nostra città e per la nostra regione. In memoria di un uomo ucciso per un ideale.
Mi porta in giro per le stanze, che più volte ho definito facenti parte di un Ministero per la solennità che si respira, e mi mostra orgoglioso e trionfante le varie raccolte: da quella dell’Espresso, storico giornale fondato da Eugenio Scalfari, a quella dell’Avanti (il cui primo numero è stato pubblicato nell’aprile del 1893, ci tiene a precisare, e la cui copia unica al mondo è custodita in fondazione), al Mondo di Pannunzio che ha fatto la storia del giornalismo. E una miriade di pubblicazioni, di raccolte di socialisti pugliesi, la famosa raccolta della sezione del PSI di Nardò, perle di corrispondenze tra Turati e i socialisti dell’epoca. Un minestrone di storia patria, di pensieri lunghi tutti raccolti e custoditi con morbosa gelosia negli scaffali della fondazione: in San Benedetto al I piano. Patrimonio della nostra comunità.
Riguardando le domande che gli ho posto e gli spunti di discussione che gli ho dato, non posso non menzionare l’ultima sua dichiarazione che fa con spontaneità e non poca sofferenza mista a liberazione: “questo lavoro lo considero una sorta di debito con la società e lo sto pagando con grandissimo piacere”. Registro questa dichiarazione come una gratificazione per chi come me è tornato a rivestire per un’ora della sua giornata i panni del cronista, antico e amato mestiere. Ma una dichiarazione che libera ogni fraintendimento e forse pone fine ad una polemica, quella con il M5S, per aprire lo spiraglio sulla validità di una fondazione che raccoglie, stiva, ordina, elabora e offre alla fruizione pubblica ogni tipo di documento storico-politico: da Antonio Gramsci a Ferruccio Parri, da Filippo Turati perfino a Giorgio Almirante dalla cui fondazione sono giunti cinque volumi dei discorsi del leader missino in Parlamento. Compreso quel discorso di nove ore consecutive in cui Giorgio Almirante, fascista del post fascismo, allietò i suoi colleghi parlamentari con il famoso ‘filibustering’ “non interrompendosi nemmeno per andare a fare la pipì che non contenne pur di non interrompere l’ostruzionismo parlamentare
Dalle Alpi alle Piramidi, da Gramsci ad Almirante: un luogo dove la protagonista è la storia, i suoi interpreti e le loro azioni.
Il premio di ricerca riconosciuto dalla Camera dei Deputati è il frutto della trasversalità ed è un fatto positivo perché la fondazione è patrimonio di tutti. Non è un caso che i primi due firmatari siano Ginefra (PD) e Distaso (FI). E’ una scelta”. Non sono poche le polemiche su questa peculiarità della fondazione: l’essere trasversale nelle relazioni con la politica tutta. Ma il presidente non ne fa mistero: “abbiamo un’idea una e plurale della cultura. E’ scritto nelle nostre tavole fondative”.
Quindi, presidente, la cultura è neutra? “No, abbiamo sempre dichiarato che la cultura persegue obiettivi plurali avendo ben salde le sue radici”.
Radici che sono socialiste e che a volte hanno fatto pensare ad una ricerca a senso unico, su una tradizione che non c’è più ma che per molti ha rappresentato tanto e rappresenterebbe al meglio il futuro. Non ci pensa due volte per ribattere che: “è sbagliato. La fondazione ha privilegiato la ricerca storica  sul socialismo come la Sturzo quella sulla DC e la fondazione Gramsci sul PCI. Il nostro compito è coltivare memoria e storia”.
La crisi strutturale delle politiche pubbliche culturali e la situazione locale conversanese non potevano far mancare una riflessione sullo stato delle scelte. Cosa manca alle politiche pubbliche locali? “Non le conosco. Quelle regionali avrebbero bisogno di maggiore coordinamento. Avevo proposto gli Stati Generali della cultura ma sono stato inascoltato”. E pronti i rimedi per le politiche pubbliche che avrebbero bisogno di due azioni chiare, “la prima è un maggior coordinamento in modo da cercare di selezionare ciò che è cultura; la seconda è stabilire contatti organici col sistema produttivo cui occorre segnalare che il sostegno finanziario alla vera cultura altro non è che un investimento produttivo”. Presidente c’è chi dice che di cultura non si mangia. “Di cultura non si mangia ma se chi se ne occupa riceve un compenso si tratta di un vero e proprio diritto”.
A settembre la fondazione, come ogni anno, sarà protagonista di “Lector in fabula”, un format interessante che si va affermando sempre di più. Gli manca qualcosa per esplodere, oppure… “per esplodere Lector in fabula ha necessità di maggiore e migliore conoscenza perché il suo  format non si presta ad un marketing comunicativo. A differenza del Libro Possibile di Polignano, Lector si muove lungo un percorso tematico che lo attraversa per l’intera durata. Il libro possibile parte dal libro, Lector da un tema e arriva al libro. E poi c’è l’attrattività della location. Polignano è diversa in questo momento da come è ridotta Conversano le cui potenzialità sono maggiori”.
Ma l’impegno di entrambi è di non allontanarsi dal tema del nostro incontro: il premio di ricerca istituito dalla Camera dei Deputati. Premio biennale per un importo di 100.000,00 euro. Soldi che di questi tempi vanno spesi col massimo dell’oculatezza e per prodotti di qualità, vero presidente? “Assolutamente, è un concorso nazionale istituito tra la Presidenza del Consiglio e la fondazione. Il comitato di valutazione dei lavori sarà nominato dalla presidenza del Consiglio dei Ministri, d’intesa con la fondazione Di Vagno. Saranno storici di fama nazionale”. A volte questi premi sono diventati semplice accademia e di questo riverso le preoccupazioni sul presidente: “questa sarà una ricerca storico-politica e socio-economica. La marcia in più è rappresentata dalla dimensione nazionale del premio che sarà orientato al Mezzogiorno d’Italia. Motivo per cui la Lega ha votato contro l’istituzione della legge in commissione parlamentare”.
Ma la scelta degli studiosi per il comitato di valutazione non sembri un tradimento nei confronti dell’Università di Bari con la quale la fondazione Di Vagno continua ad intrattenere rapporti istituzionali e personali “direi ottimi”, sgombra il campo il presidente.
E allora come si spiega questo accanimento del M5S, nazionale e locale, contro il premio e spiccatamente contro la persona, contro il presidente Mastroleo, contro lo sperpero di denaro. Come se fare ricerca, quella seria e quella vera, non fosse un investimento ma fosse diventato un lusso da non doversi permettere. Una sorta di pensiero in controtendenza rispetto a chi sostiene, invece, che in Italia, è esattamente la ricerca quella che manca e che non viene  più sovvenzionata e incoraggiata. Mastroleo in questi anni di rinnovato impegno, dopo anni di “oblio” pubblico dovuto a vicende forti e che ha cercato di spiegare nella sua pubblicazione (1993,  G. Mastroleo, Gli intoccabili di casa nostra, Adriatica editore), ha retto anche questa volta reagendo con dichiarazioni piene di significato e che è bene ripetere: “questo lavoro lo considero una sorta di debito con la società e lo sto pagando con grandissimo piacere”. Ma ha voluto specificare ancora su facebook, strumento al quale si è aggrappato in tempo al contrario di tanti altri suoi coetanei che hanno allontanato le nuove tecnologie con pregiudizio.
Per concludere sull’argomento Premio di ricerca Fondazione “Giuseppe Di Vagno (1889-1921)” sul quale non tornerò mai più.
Un sentito grazie a tutti, a quelli che si sono espressi in questa pagina e ai numerosi Deputati, alcuni a me del tutto sconosciuti prima, che sconcertati hanno avuto l’amabilità di manifestare sentimenti assai graditi.
Già alle prime avvisaglie di ostilità, anche personale, fu deciso di non reagire; quella scelta viene mantenuta tuttora, nonostante l’accaduto.
Ma qualche notizia va resa pubblica.
Già prima dell’avvio della discussione della proposta di Legge in Commissione Cultura ci premurammo di prendere contatti personali con un Deputato del M 5 S della zona, fornendo per lui e per il Gruppo molti documenti sulla Fondazione Di Vagno e le sue attività.
Privo di ogni riscontro e alle prime avvisaglie di vera battaglia politica e personale, pregai un giovane professionista aderente al movimento, ma non organico al gruppo dirigente, di rendere nota ai vertici nazionali la piena disponibilità a fornire ogni ulteriore utile chiarimento.
Ci furono chiesti,e tempestivamente furono inviati, fax o mail (documentabili): copia dei nostri bilanci e altri documenti. Non abbiamo mai ricevuto riscontro.
Nei giorni in cui in Commissione Cultura proseguiva la discussione ho incontrato casualmente alla stazione di Bari (entrambi in partenza per Roma) il parlamentare con il quale avevo avviato il primo contatto, il quale al mio saluto, cadendo dalle nuvole, mi apostrofò: “Ah, lei è quello di Conversano; non so nulla, parlerò con i ragazzi”.
Sta di fatto che in Commissione furono presentati molti emendamenti alcuni dei quali scandalosi, al punto da aver provocato la reazione de La Repubblica.
Fino a quel momento l’avversità era concentrata sulla contrarietà al Socialismo, anche per avere organizzato la Fondazione il Convegno per il Decennale di Craxi (nota per Fb del novembre 2013)!
Mano a mano che i motivi di opposizione alla proposta di Legge manifestavano la loro improponibilità, in mancanza di più validi motivi, si è preferito spostare il tiro sulla polemica personale, rievocando fatti di oltre trenta anni fa ma in forma calunniosa.
Già alle prime avvisaglie confermai la decisione di non intervenire nella polemica, né politica né personale.
Quella decisione non viene modificata ancora oggi, nella convinzione che alla violenza (di qualunque tipo) occorre rispondere con la forza della ragione (anche se sulla necessità di tutelare la persona sto ancora riflettendo).
Ma per far conoscere meglio la Fondazione, le sue attività, il gruppo dei giovani collaboratori (e i loro silenziosi, quotidiani sacrifici) continuiamo a manifestare al M5S piena disponibilità.
Quanto alla storia delle persone, prima di avventurarsi per sentieri pericolosi e in discorsi calunniosi, più che ricorrere ai “sentito dire” sarebbe stato meglio consultare documenti, e leggere anche qualche “libro” (per es.,. 1993 G. Mastroleo, Gli intoccabili di casa nostra, Adriatica editore). Per concludere, nei mesi passati abbiamo tentato di dialogare andando noi a cercare; oggi chiunque ne abbia voglia non ha che da cercarci: sa dove trovarci”.
Si è riservato di considerare di ricorrere a rimedi estremi per quelle che lui considera calunnie e diffamazioni, ma non lo farà mai. Appartiene ad una schiera di persone che ha sempre considerato la lotta politica come tale e mai trasportabile sul piano giudiziario. Un po’ il contrario di quanto invece lui stesso ha subito, negli anni ’80, da quei suoi amici di cordata che non esitarono un solo attimo nell’isolarlo alle proprie responsabilità che se erano sue erano “anche sue” ma non “solo” sue. Erano, come si diceva all’epoca, “del sistema”. Ma non sempre era così.
Il M5S, dice Mastroleo, sa dove trovarmi. Sono sempre pronto al confronto.
E via con le lettere in arrivo dalla Camera dei Deputati, in particolare mi mostra quella ricevuta dall’on.le Irene Manzi (PD): “…posso assicurarle, a nome anche dei colleghi del mio gruppo, che le parole dei deputati del Movimento Cinque Stelle non hanno in alcun modo scalfito la convinzione con cui abbiamo approvato la proposta di legge relativa al premio intitolato a Di Vagno”.
Attacchi personali e difese, anche personali, per una persona che da sempre è stata al centro del cosiddetto “caos politico”, del cosiddetto incrocio istituzionale.
Ma le cariche, anche quelle di presidente della fondazione, non durano a lungo. E tra cent’anni, quando l’avvocato-presidente deciderà di lasciare, chi gli subentrerà? “Spero che qualcuno ci stia pensando; spero in intellettuali, uomini e donne di cultura”. Fuori i nomi, presidente: “No, meglio di no, nessun nome”. Ma la sensazione che stesse per cedere alla segnalazione è stata forte.
E la squadra della fondazione? “Ci sono due livelli della stessa squadra: gli anziani, cosiddetti, come Cesare Preti, Sabino De Nigris, Nicola Colonna, Franco Botta, Pippo Manzari, Rocco Murro, Pierino Dell’Anno, Giuliana Trisorio. E poi ci sono i giovani, Maria Giovanna Volpe, Filippo Giannuzzi, Antonio Lacandela, Simone Boccuzzi e tanti ma tanti altri. E’ una squadra esperta e molto aperta. Chiunque può farne parte”.
Avvocato-presidente, per chi ha fatto politica l’approdo più naturale è in una fondazione o in un’associazione? “E’ la conclusione più esaltante che ci possa essere. E’ la sublimazione di idee e pensieri e valori in cui hai creduto e che spesso la politica non ti ha consentito di mettere in pratica. La cultura è la più grande frontiera della libertà”. Non è un testamento ma poco ci manca. Il presidente è meno teso di quando abbiamo iniziato. In questi giorni, per lui, c’è stato il misto della sensazione della gioia per il’istituzione del premio, e della rabbia e delusione per il riaprirsi di vecchie ferite e vecchi drammi che la sfrontatezza e l’irruenza del M5S hanno fatto rivivere. Bene la denuncia per gli sprechi, bene le denunce per la corruzione dilagante dappertutto, bene la voglia di ripulire l’Italia. Ma il premio che la Camera dei Deputati ha voluto attribuire alla gestione e responsabilità della fondazione appartiene all’intera comunità. Non è di Mastroleo, non è della fondazione, ma è di una cultura politica. Quella dello studio, del lavoro e dell’approfondimento. Il M5S sa dove trovare l’avvocato-presidente. In questo momento della sua vita, al lavoro. Sui libri, per i libri, per la raccolta del pensiero altrui. Con la fierezza di aver fatto tanto e la consapevolezza di pagare un “debito con la società con grandissimo piacere”.
Mi accompagna sull’uscio di quello che per me rimane una sorta di “Ministero”. Uno sfottò, ma mica tanto.

 

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1 Comment

  1. Gianfranco Sisto says:

    L’importo del premio biennale di ricerca Giuseppe Di Vagno è di 40.000 euro e sarà conferito il 25 settembre di ogni biennio a partire dal 2014 (ma presumo slitti all’anno prossimo). I prossimi 40.000 euro saranno assegnati a partire dal 2016, cioè ad anni alterni. Invece 100.000 euro è un contributo straordinario concesso solo per il 2014 per la riorganizzazione, la redazione degli inventari, il potenziamento, l’automazione, l’informatizzazione e la dotazione di risorse umane , nonché per la definitiva e permanente apertura al pubblico della biblioteca e dell’archivio della memoria democratica pugliese, collocati nella sede della fondazione. Quindi la spesa autorizzata per il 2014 è di 140.000. euro.http://parlamento17.openpolis.it/atto/documento/id/55232 P.S.”Grande responsabilità per la Fondazione, grande occasione per i cittadini.”