Agli sgoccioli il modello economico di Telenorba, Fattorie Riunite e Gessyca Gelati. Bisogna crearne uno nuovo. Le banche facciano la propria parte

Fino a soli tre anni fa, nessuno avrebbe mai detto che le tre aziende simbolo della nostra città avrebbero avuto una battuta d’arresto di queste dimensioni. Cassa integrazione, mobilità, licenziamenti. Sono queste le parole ricorrenti negli ultimi tempi in riferimento ai “colossi” che per trent’anni hanno determinato, nel bene e nel male, le sorti di gran parte dell’economia e dell’occupazione del nostro paese.

Un polo manifatturiero e di servizi che è andato ben oltre le mura e i confini di Conversano facendo del nostro paese un riferimento per quanto riguarda l’informazione, la produzione di prodotti caseari e di gelati. Con qualche punta di ostentazione del potere economico che culminò con una sfilata carnevalesca organizzata dal patron dell’epoca della squadra di pallamano, il titolare della Gessyca Gelati Angelo Spartano,  che in occasione del primo storico scudetto organizzò per le vie della città un giro con carri allegorici musica e ogni tipo di colore a suggellare una supremazia sportiva ed economica, al tempo stesso, che non passò inosservata.

Il modello economico creatosi in città e che vedeva in ogni famiglia almeno un dipendente di una di queste tre realtà imprenditoriali era basato sul “self made man”, l’uomo che si era fatto da solo, con le proprie forze, iniziando da mestieri più umili come vendere i panzerotti ad inizio carriera oppure vendere raccogliere il latte nelle masserie per poi piazzarlo nelle latterie. Erano questi i mestieri che gli imprenditori in questione avevano cominciato a fare prima di esplodere con le proprie aziende messe su con il proprio ingegno e, perché no, con qualche finanziamento pubblico.

La crisi economica devastante iniziata nel 2008 non ha risparmiato queste tre realtà fondamentali per l’economia del paese che in questi giorni, purtroppo, stanno procedendo alla risoluzione di molti contratti attraverso licenziamenti, mobilità o altro. Un declino che, al tempo stesso, è il declino di tante famiglie nel nostro paese rimaste senza alcun reddito pur in presenza di una professionalità acquisita che non va dispersa. E nessuno, fino a qualche tempo fa, avrebbe mai pensato che quegli stessi lavoratori, oppure ex lavoratori, avrebbero partecipato ai raduni nazionali dei sindacati come quello del 25 ottobre promosso dalla CGIL.

Non sappiamo quale potrà essere nei prossimi mesi la situazione di queste tre aziende. Ciò che sappiamo è che la situazione è talmente seria che nulla potrà essere come prima e sarebbe il caso che le professionalità acquisite dai lavoratori venissero in qualche maniera utilizzate da loro stessi o da una riconversione soprattutto nell’ambito dei servizi. La professionalità tecniche di tanti lavoratori di Telenorba, per esempio, sono tali e tante che una riorganizzazione autonoma potrebbe rimetterli sul mercato come erogatori di servizi.

Ma finito, o in via di esaurimento, un ciclo economico che chiamiamo forse impropriamente modello, la città deve interrogarsi su quale possa essere un nuovo sviluppo imprenditoriale. Considerato che la “mano pubblica” locale sembra incapace di determinare o favorire o creare occasioni di sviluppo nuove e “future”, ci sarebbero ambiti interessanti su cui lavorare: l’enogastronomia di qualità, la produzione del biologico e la trasformazione dei prodotti agricoli, servizi al turismo e all’accoglienza che guardino a Conversano ma anche all’intero nostro territorio che va considerato nella sua larga estensione.

Abbiamo già alcuni operatori della ristorazione e dell’accoglienza di grande qualità e non sono pochi, abbiamo operatori che curano i prodotti agricoli e la loro trasformazione commercializzandoli in tutta Europa. E’ sui servizi al  turismo che abbiamo molto poco ma, comunque, qualcosa l’abbiamo.

Un nuovo modello di sviluppo economico avrebbe bisogno anche della condivisione “pubblica” locale ma, in tale assenza, non partiamo da zero. C’è una sola certezza al momento: se un modello sarà partorito ex novo non potrà che avere il carattere della parcellizzazione. Non è più ipotizzabile la grande struttura che accorpi tutto, la grande azienda anni ’70 oppure ’80 con duecento lavoratori. Il nuovo modello sarà formato, perché è anche il mercato che sta cambiando vertiginosamente, da tante piccole o piccolissime aziende: la casa trasformata in bed & breakfast, la piccola società di comunicazione, la società di produzione audio-video, l’azienda di famiglia che esporta, il ristorante con max 30 posti ma di grande qualità, l’artigiano insediato nel centro storico o il produttore agricolo che fa lo stesso promuovendo i propri prodotti, la cooperativa di produzione culturale di cui si sente urgente bisogno. Tante piccole realtà che producono un reddito sicuro, basato su offerte di grande qualità.

Ma un nuovo modello economico non si crea senza l’occhio vigile e attento del sistema creditizio. Che anche a Conversano sembra risentire di una arretratezza “storica”, legata al raccoglimento dei risparmi senza redistribuzione in termini di investimento. La cosiddetta “bancabilità” delle start up dei giovani è una specie di chimera e anche chi riesce a farsi finanziare dalla Regione oppure dalla comunità europea progetti interessanti, infrange i propri sogni sulla rigidità ottusa e a volte esagerata del sistema bancario. Se di nuovo modello si deve trattare, le banche devono fare la propria parte, devono valutare la bancabilità non solo sul grado di solvenza ma anche sulla qualità dei progetti proposti dai più giovani. In caso contrario, a bocce ferme e con l’economia del paese ferma, il prossimo colosso che potrebbe mostrare segni di cedimento da piedi di argilla, potrebbe essere proprio quello bancario.

Ma ciò che è auspicabile è che si creino le condizioni di una consapevolezza su ciò che è fino ad ora successo e ciò che potrebbe succedere in futuro. Soprattutto per una comunità come la nostra che non ha più da chiedere l’insediamento della grande industria bensì ha da ricercare nelle nicchie di mercato esigenti e di qualità, il proprio sostentamento e il proprio futuro. In una Puglia che ha mostrato negli ultimi anni di essere diventata polo di attrazione di un turismo mai riscontrato in passato, Conversano non può restare a guardare. E anche in assenza totale di politiche pubbliche deve reagire con la fantasia e con la volontà di innovare. Un sistema economico vetusto deve essere sostituito da uno più dinamico.

Dopo la morte di un Papa c’è sempre stato un suo successore.

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