Ancora una volta, arrivati al redde rationem , la discussione sulla regolamentazione delle Unioni Civili in Parlamento subisce l’ennesimo stop ad opera di poche decine di deputati del PD che si richiamano alla militanza cattolica e ne fanno uso a giorni alterni.
Il disegno di legge Cirinnà, anch’essa senatrice del PD, riporta per intero una buona proposta di legge che contiene la norma che finalmente potrebbe allineare il nostro paese alle società più civili.
Il motivo del contendere, tutto dettato dalle diverse posizioni interne al Partito Democratico, è legato alla previsione della cosiddetta stepchild adoption, la possibilità cioè per un coniuge legato da unione civile di adottare il figlio del convivente dello stesso sesso. Una questione ancora una volta ideologica e un alibi per chi è sempre lì a spaccare il capello dell’ipocrisia al fine di ritardare l’eventuale approvazione del provvedimento o, peggio, dimostrare a chi siede in Vaticano e dintorni cheil Parlamento in Italia non sarà mai laico per funzione ma solo per definizione.
Aleggia, però, sempre più un’ affermazione che si vuol far passare come veritiera e cioè che l’Italia ha bisogno di risolvere cose più urgenti della regolamentazione delle Unioni Civili. Ma può mai considerarsi nazione amica dei suoi cittadini una comunità che vieta ad alcuni di loro di amare? E di farlo con tutta la possibile libertà che quel verbo contiene?
Saranno, i prossimi, giorni convulsi sull’argomento. Sentiremo parlare di stepchild adoption e affido rinforzato. Termini che allontanano la discussione pubblica dalla sostanza che è solo una: consentire a due persone dello stesso sesso di vivere la propria sfera affettiva al pari di tutti. Una pratica che solo barriere culturali e chiese mentali di secoli hanno murato nell’alveo dei singoli non riconosciuti dalle comunità nelle quali vivevano. Bisognerebbe mollare gli ormeggi e liberare questo nostro paese dal cappio della presenza del Vaticano. Eppure addirittura da quel luogo giungono segnali di apertura concreta e se ne fa portavoce sia Papa Francesco che il segretario della Conferenza Episcopale dei Vescovi mons. Galantino, se pur con sfumature e distinguo. La classe politica nazionale ha avuto addirittura la capacità di farsi sorpassare in diritti da coloro che pensavano di adulare. Anche alcuni vescovi e cardinali, probabilmente, sono stufi dei giannizzeri ammantati e intrisi da vizi privati e pubbliche virtù: i cosiddetti cattolici in politica.
A Conversano, nel nostro piccolo, il Consiglio Comunale ha voluto dare un bel segnale nei mesi scorsi approvando, se pur a maggioranza, l’istituzione del Registro delle Unioni Civili. Almeno noi non ci siamo fatti trovare impreparati.
