La pellicola vincitrice dell’Oscar 2016 come miglior film “Il caso Spotlight” di Tom McCarthy, dovrebbe essere vista da tutti. Da coloro che amano il giornalismo e da coloro che vogliono sapere tutto quello che è successo e succede in tante delle parrocchie sparse nel mondo circa gli abusi sessuali sui minori. Questi due temi forti fanno parte di un film che mostra tutta la sua vitalità scandita dal lavoro di un gruppo di giornalisti del Boston Globe che “osarono” indagare su pochi casi di abuso che, man mano che l’inchiesta avanzava, diventavano numerosi fino ad essere tanti, tantissimi. E’ la storia di un sistema connivente, fatto dai silenzi della Chiesa, se non occultamenti e mance concordate con avvocati disillusi, da una comunità tutta al corrente degli abusi ma silenziosa e imbalsamata e reticente, da avvocati che nel tentativo di segnalare gli abusi avevano tirato i remi in barca per il sistema corrotto e reticente. Un sistema che vedeva coinvolti anche i giornali che, al momento delle denunce, facevano finta di guardare dall’altra parte. Fino all’arrivo di un nuovo direttore che in un passaggio delicatissimo del film, a colloquio con il tristemente famoso cardinale Law, rivendicava la “solitudine” necessaria per un giornale di essere solo e fuori dal sistema per definirsi tale.
Il film ci consegna un messaggio di libertà come pochi altri; la rivendicazione di un mestiere bellissimo quale quello del giornalista fatto di intelligenza, studio, approfondimento, pazienza, strategia, capacità di lavoro nel gruppo ed entusiasmo.
E ci propone il dramma degli abusi sui minori compiuti da tanti preti cattolici in svariate parrocchie del mondo. Preti cattolici che ferivano bambini di famiglie cattoliche. Un abominio su chi cercava di avvicinarsi al Signore e veniva avvicinato dai signorotti.
C’è una scena che vale il biglietto. Quella in cui i giornalisti vedono partire i camion pieni delle copie dei giornali dell’inchiesta per la distribuzione nelle edicole. Una scena che racchiude il senso dell’autonomia del giornalismo e il senso della liberazione dal tabù del silenzio su veri e propri crimini. Il film ha vinto l’Oscar ma anche se non l’avesse vinto avrebbe meritato i commenti benevoli che ha ricevuto. Libertà e Giustizia riescono sempre ad emozionare con un cast di attori straordinari.
