“Tremi per la febbre e tremi per la solitudine”. Covid-19, il racconto dei momenti difficili dopo aver rivisto la luce della guarigione

I momenti più difficili della malattia e la gioia della guarigione

Conversano – L’avv. Gianfranco Terzo è un amico di Conversano e un amico del nostro giornale online: è un nostro amico. Ha vissuto giorni difficili a causa del covid-19. In queste parole il suo racconto intriso di sensazioni che vanno dalle paure all’estrema solitudine, dal riconoscimento del ruolo fondamentale del proprio medico allo squillo del telefono che diventa assordante. Un racconto sincero come solo le persone sincere e leali sanno scrivere. Rivolgiamo all’avv. Gianfranco Terzo, amico e assessore del Comune di Sannicandro di Bari, le nostre felicitazioni per la sua guarigione e i ringraziamenti per averci consentito di pubblicare questa sua storia.

di Gianfranco Terzo
Senti le mani che si allungano e cercano di abbracciarti possessive e asfissianti. È fobia, ti assale e ti scuote per almeno un paio di giorni. Fino a quando, nel bel mezzo di un risveglio mattutino, scopri tremore, freddo, stanchezza. Il verdetto del termometro è brutale. Da quel momento, la febbre è un’ombra che ti avvolge e ti tinge di nero. Sei chiuso in casa, tu, la malattia e i tuoi problemi. I più piccoli diventano insormontabili. Sciogliere la Tachipirina per la febbre alta è una fatica immane. Quando la febbre è troppo alta gira un mondo intorno a te e al tuo letto. Uomini e donne sconosciuti, tutti ingrugniti che ti rimproverano e ti assalgono con urla e minacce. E tu lì tremi. Tremi per la febbre e tremi per la solitudine. Piangi di sofferenza, per la terribile e sconvolgente paura di aver contagiato qualcuno a cui vuoi bene. Preghi, mediti, pratichi ma sei sfinito, senza forze perché quelle braccia nere si sono impossessate di te avvolgendoti nella spirale. Il telefono che squilla è un rumore assordante. Se metti la vibrazione potresti non sentire il tuo medico che ti chiama preoccupato per te.

Il mio medico è stato la mia ancora di salvezza. Non solo perché è stato bravo e competente come pochi ma perché la sua voce mi dava tranquillità, mi faceva sentire compreso e mi dava la sicurezza che tutto sarebbe passato anche quando la febbre non scendeva dal primo mattino. Il suo nome sul telefono era la speranza di avere qualcosa da fare per allontanare quella brutta ombra nera che attanaglia e violenta. In cuor tuo lo sai ma ad un certo punto arriva quella fatidica risposta: POSITIVO! E ora? Rifiuti i quotidiani perché sono un bollettino di una carneficina, rifiuti i social perché sono il resoconto di foto di gente che sta male e che combatte. Ti giri di lato con grande sforzo e sovraumano malessere e pensi che passerà. Forse. Fino a quando il cappuccetto sul ditino non allarma il medico di un aggravarsi della malattia con la febbre sempre incombente. Li intervengono altri supereroi. Arrivano bardati in maniera spaventosa: sono le prime persone che vedi da giorni perché tu sei isolato e fuori scorre il mondo senza che sappia di te. Non sono solo sanitari se si avvicinano e sentono che hai bisogno del calore di qualcuno che ti stringa la mano. Armeggiamo, chiedono, esplorano e tu senti che sotto i loro cappucci bianchi sorridono perché tu hai bisogno di cibarti di quei sorrisi più che del cortisone e dell’antibiotico. Stringendoti la mano come se facessero parte della tua vita da sempre ti rassicurano che tutto andrà al meglio e presto sarà tutto finito. Piangi perché rimarrai un’altra volta solo, piangi perché hai sentito il calore di un contatto amico, piangi perché vuoi credere che tutto presto sarà finito. Il senso di sollievo dura poco.
Basta il termometro a buttarti nel baratro. Quelle tremende mani, quell’ombra sono di nuovo lì. È come se si fosse nascosta al passaggio dei supereroi e poi ritorni lesta a catturarti nella sua spirale. Riappare il medico curante, un angelo che sa Prendersi cura di te. Forte, sicuro e imperativo ti segue con affetto paterno, ti rassicura ogni giorno, tante volte al giorno per donarti la serenità di cui hai bisogno. La famiglia che ti accudisce a distanza è un toccasana ma a loro devi sempre far sentire che non stai poi così male. Anche quando senti che non ce la fai e scoppi nelle lacrime represse e contenute per tante ore. Ci sono gli amici, i colleghi che ti coccolano e ti donano affetto ma…intorno a te non c’è nulla se non tu e la tua malattia. Fino a quando arriva un giorno in cui un raggio di sole decide di fare capolino dalla finestra. Apre un nuovo giorno dopo un’altra notte insonne. La febbre non c’è più e la tua vita sembra cambiare colore. Alzarsi dal letto è sempre una impresa ma è la spinta ad una inaspettata voglia di combattere. Sulle spalle ci sono i segni di quelle braccia nere che ti hanno torturato e massacrato per giorni. Rimane un forte senso di solitudine ma quel raggio di sole ti ha fatto capire che passerà. Trascorrono altri giorni, tutti uguali. Poi quella comunicazione asettica che ti informa quanto la vita sia stata benevola con te: NEGATIVO! Non hai la forza di esultare ma hai la forza per dire a chi ti vuol bene che tornerai a prendere vigore dai loro sorrisi. Dopo qualche giorno ancora di convalescenza, Il naso fuori di casa è l’impresa più emozionante che tu abbia mai vissuto. Rivedi le automobili, le persone, il caffè al bar, i quotidiani. Hai le spalle appesantite, è vero. I segni di quelle braccia che per giorni ti hanno catturato sono lì. Basta una voce amica per farti piangere di commozione ma sai che sei vivo. Tu ci sei passato con fatica e dolore. Basterebbe che tutti usassero mascherina, distanziamento e gel per fare in modo che quelle braccia nere e avvolgenti perdano la forza di catturare. Ti avvicini al tuo amico incontrato per strada per caso e gli alzi la mascherina sul naso con un sorriso. Sai bene che in quel momento stai regalando a tutti un flebile bagliore di vita!

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