La lettura in senso stretto è un’attività molto particolare che l’uomo non effettua in modo naturale. Essa infatti è scaturita dall’invenzione della scrittura, probabilmente una delle pietre miliari più significative della storia delle civiltà.
Per tanti secoli la lettura è stata prerogativa di poche persone, finché la lotta all’analfabetismo e la scolarizzazione di massa non hanno reso tale facoltà, soprattutto nelle nazioni occidentali, comune a tutta la popolazione.
Ma qui si vuole parlare non di generica capacità di leggere, quanto del piacere di leggere libri. Questo piacere è l’essenza della letteratura ed ha un solo grande problema: non è facile da inculcare alle nuove generazioni. I tempi che viviamo, infatti, sono talmente frenetici che si diventa riluttanti a mettersi ore ed ore da soli con un libro.
Chi vi scrive ha cominciato a leggere dopo la maggiore età. Dopo di che, nulla è stato più come prima. Leggere ci trasforma dunque in altre persone. Attraverso le storie che leggiamo, siamo indotti naturalmente ad immaginare le situazioni, ci sentiamo coinvolti, e finiamo con il viverle in prima persona. E se una storia ci prende, viviamo un tempo diverso, emotivo, pregnante, avvincente.
Umberto Eco, grande appassionato di libri e possessore di una biblioteca sconfinata, ebbe a dire che: “Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito… perché la lettura è un’immortalità all’indietro”.
La sfida, tutta contemporanea, di fronte all’incalzare dell’analfabetismo di ritorno, è dunque quella di avvicinare o riavvicinare la gente alla lettura, vista in ultima istanza anche come un potente volano della fantasia, in ossequio ai seguenti versi di Emily Dickinson:
“Non esiste un vascello veloce come un libro
per portarci in terre lontane”.