E i giochi della strada / che ho chiusi dentro al petto / mi voglio ricordare. (Ivan Graziani, “Agnese”)

La mia generazione è stata tra le ultime a vivere l’esperienza dei giochi di strada. Nella mia infanzia, infatti, le macchine erano ancora molto rare, per cui la strada, che all’epoca non aveva ancora un’accezione negativa, era un parco giochi naturale. Il boom economico era accompagnato da una crescita demografica. Le famiglie avevano mediamente più figli, le case bianche non conoscevano serrature e si giocava per strada. Con i tempi scanditi dalla giornata, dai pranzi, dalle cene e dal… richiamo delle mamme. In strada si giocava e si socializzava, senza timori, perché i compagni di giochi erano di fatto vicini di casa e quindi per lo più conoscenti.

Con l’avvento delle auto, e degli appartamenti – che etimologicamente sono abitazioni in cui appartarsi – tutto è cambiato. Le strade sono diventate pericolose. I bambini, sempre meno numerosi, hanno cominciato a stazionare prima davanti alla Tv e poi, con l’avvento dell’elettronica, davanti alle postazioni di videogiochi, sempre più potenti e, grazie a internet, sempre più a spettro planetario.

I tempi sono diventati meno controllabili e sono apparsi i perniciosi fenomeni di videodipendenza. Anche i luoghi di incontro sono diventati più spersonificanti: dalle feste in casa si è passati alle discoteche.

Certo, non vorrei esagerare in quest’analisi retrospettiva intrisa di nostalgia, ma non vi è dubbio che in questi ultimi decenni il modus vivendi delle giovani generazioni ha subito delle metamorfosi quali mai la storia del mondo aveva vissuto.

Anche la lettura, cui tengo molto, corre il rischio di diventare una cenerentola. Motivo per cui preferisco concludere rimanendo nel mondo della canzone e citando Vasco Rossi che, in tarda età è diventato un lettore forte ed ha fatto la seguente saggia riflessione:

“Penso soprattutto ai più giovani, a dirgli che al di là della tv, dei videogiochi e della discoteca esistono libri che possono aiutarti di più. E andare anche più in profondità di una canzone.”

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