Ha frequentato il liceo Classico Morea e l’Università di Bari. Finanziato un suo progetto dall’ERC, l’organismo dell’Unione Europea per i ricercatori di eccellenza
Alla dottoressa Eleonora Macchia, conversanese di nascita e residente a Bari dove lavora come ricercatrice presso il dipartimento di Farmacia e scienze del farmaco, è stato riconosciuto e finanziato un progetto di ricerca dall’European Research Council (ERC), l’organismo dell’Unione Europea che finanzia i ricercatori di eccellenza. La notizia, rapidamente diffusa nella nostra città, ha inorgoglito i conversanesi. La dottoressa Macchia si è detta molto felice per l’affetto ricevuto e soprattutto contenta per un territorio, il sud, da sempre bistrattato ed invece capace di dare possibilità ai nostri ricercatori di veder realizzati i propri progetti. Oggiconversano l’ha intervistata.
Dottoressa, quale è stato il suo percorso di studi?
Ho conseguito la laurea in fisica presso l’Università di Bari dopo aver studiato al liceo classico Morea, scuola a cui sono particolarmente affezionata e legata e che avevo scelto da ragazza perché volevo fare la giornalista. Invece lo studio della chimica e della fisica al liceo hanno fatto nascere in me altre passioni. Dopo la laurea in fisica, ho conseguito il dottorato di ricerca in Scienze chimiche e molecolari presso il dipartimento di Chimica di Bari. Con il dottorato è terminato il periodo di studi in Italia ed ho deciso di fare esperienza all’estero e, precisamente, sono stata ricercatrice in Finlandia presso l’Åbo Akademi University . Questa esperienza si è resa necessaria perché volevo acquisire competenze diverse. In Finlandia tra le varie cose ho lavorato ad un progetto che permette la diagnosi precoce dall’HIV e, soprattutto, ho partecipato al Bando dell’ERC. Da poco sono rientrata in Italia, precisamente dal 5 gennaio di quest’anno, e lavoro come ricercatrice a tempo determinato presso il dipartimento di Farmacia e scienze del farmaco.
Nel suo curriculum è scritto che è fortemente impegnata nel ruolo di “modello per le giovani scienziate”. Da dove nasce questa esigenza?
E’evidente che il raggiungimento di posti apicali oggi vede le donne svantaggiate. Questo gender gap è evidente anche a livello salariale, per questo credo sia importante dare alle nuove generazioni di donne, figure femminili di riferimento per contrastare tutti gli stereotipi di genere e poter dire che carriera e vita privata sono conciliabili. Io sono stata molto fortunata per l’educazione e l’esempio che ho ricevuto da mia madre. Mio padre nel rapportarsi con me non ha costruito stereotipi di genere, anzi penso che mi avrebbe educato allo stesso modo anche se fossi stato maschio. Una importante figura femminile è la Professoressa Torsi che è stata brava nel guidarmi nel mio percorso di crescita professionale. Anche il mio compagno di vita è stato molto importante, infatti con lui siamo un team che si prende cura della nostra casa e della crescita di nostra figlia.
Cos’è il progetto NoOne oggi? Cosa potrà diventare tra cinque anni?
Attualmente abbiamo eseguito degli studi preliminari sulla piattaforma NoOne che sono molto incoraggianti. Nel futuro sicuramente realizzeremo uno strumento diagnostico che ci permetterà di analizzare i biomarcatori che sono degli indicatori biologici. Lo strumento sarà capace anche di valutare la presenza di un solo biomarcatore e potrà essere usato anche da personale non specializzato. Questo strumento potrà permettere delle rapide diagnosi in medicina, veterinaria e fitopatologia. Per esempio potrà essere di supporto per i produttori del nostro olio perché ci permetterà di valutare la presenza del batterio Xylella.
Come funziona?
Si basa su un meccanismo di trasduzione elettronico. In pratica genera una variazione di corrente in presenza di un biomarcatore.
Con la pandemia è esplosa anche una certa diffidenza verso la scienza. Se lo aspettava?
Speravo di no, mi aspettavo fiducia anche perché noi italiani abbiamo avuto un grande senso civico, sia durante i primi mesi della pandemia che dopo. Basta guardare i numeri della campagna vaccinale. Gli scettici, che non sono molti ma hanno comunque le dimensioni di un partito, credo vadano convinti con il dialogo e l’informazione. Sono gli unici strumenti che abbiamo per combattere l’ignoranza.
Cosa direbbe alle ragazze ed ai ragazzi per farli appassionare alle materie scientifiche?
Le materie scientifiche non sono ostiche e dobbiamo partire dal presupposto che chimica, fisica e matematica fanno parte della nostra quotidianità. Un altro consiglio che mi sento di dare è quello di studiare con passione.
Una chiacchierata informale, quella con la dott.ssa Macchia, dalla quale emerge la determinazione e, soprattutto, la passione della nostra concittadina ricercatrice che ci convince ancora di più nel pensare che il futuro è nelle mani di quelle comunità che investono in scuola, ricerca e formazione.