Questa è la settimana di Sanremo. Un rito canoro che prende l’attenzione di gran parte del Bel Paese per quasi una settimana, fagocitando gran parte dei commenti delle persone – attraverso tutte le generazioni -, favoriti oltre che dai media anche dall’avvento dei social.
Nel frattempo è stato rieletto presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che nel suo discorso di insediamento di alto profilo si è anche soffermato sugli aspetti artistici, dicendo che “La cultura non è il superfluo: è un elemento costitutivo dell’identità italiana”.
Giungono quindi a proposito le parole della grande cantautrice cilena Violeta Parra, quando, a proposito del suo cantare, sottolinea l’implicito impegno sociale quale metteva nelle sue composizioni. Cantare la differenza tra vero e falso significa indurre a riflettere, a capire la demarcazioni tra il giusto e l’ingiusto. Fare cultura è anche questo.
D’altro canto – è il caso di dirlo – non dobbiamo dimenticare che il legame tra canto e poesia è fortissimo, tanto che i primi poeti erano anche dei cantori.
Ecco perché mi preme concludere con questi bellissimi versi di Federico Garcia Lorca, nel suo Lamento per la morte di Ignacio Sanchez Mejias:
“Io canto la sua eleganza con parole che gemono
e ricordo una brezza triste negli ulivi.”