Io non parlo come scrivo; io non scrivo come penso; io non penso come dovrei; e così ogni cosa procede nell’oscurità più profonda (Pietro Citati)

Era il manzo 1996. Insegnavo da pochissimi anni al corso per adulti di ragioneria a Castellana Grotte, ove sarei rimasto per tutta la mia esperienza di insegnante. Uscì la prima copia del nostro giornalino scolastico, “IL CORRIERE DEL SERALE”, una felice esperienza che durò parecchio tempo. L’articolo di presentazione si intitolava “Un viaggio verso l’ignoto” ed aveva la citazione di cui sopra a corredo.

Si voleva mettere in guardia dalla difficoltà di un uso corretto della parola, mutando essa stessa a seconda dell’ambito in cui viene usata, arrivando anche a mettere sotto osservazione il modo in cui usiamo il pensiero, da cui la parola parte.

Pietro Citati è venuto a mancare poco tempo fa. Era un grande critico letterario. Aveva un enorme pregio: i suoi saggi si leggevano come se fossero dei romanzi. Aveva una prosa accattivante, al contrario di ciò che ci aspetteremmo dalla critica letteraria. Le sue monografie su Kafka, Proust, Tolstoj, Goethe – per citare alcune opere – sono un piacere per la lettura.

Personalmente imparai a conoscerlo attraverso i suoi articoli sui quotidiani. Riusciva subito a carpire la tua attenzione e la tua emozione.

Eppure, dietro questa facilità di scrittura vi era una persona dalla cultura sconfinata, con idee molto chiare e rigorose sulla qualità di uno scrittore. Senza peli sulla lingua.

A tal proposito ricordo un episodio personale. Quando uscì “Il nome della rosa” di Umberto Eco, a seguito – mi si perdoni il gioco di parole – dell’eco mondiale che ebbe questo romanzo, mi decisi a leggerlo. Al termine ebbi una strana sensazione: mi pareva una perfetta operazione formale in cui mancava quell’anima letteraria che ritrovavo nei libri che piacevano a me. Poco tempo dopo, con mia grande sorpresa, lessi un articolo di Citati in cui diceva che Umberto Eco non era uno scrittore. Un’affermazione forte, in cui molti non si riconosceranno, ma che a me fece intimamente piacere.

A seguito della sua morte sono venute fuori alcune interviste del grande critico. Una in particolare mi ha colpito molto. Parlava della grande facilità di pubblicazione che si ha oggi, che sta purtroppo moltiplicando la quantità di “porcherie” letterarie che si vedono in giro. E tra coloro che hanno scritto “porcherie” Citati ha citato anche Dan Brown, Susanna Tamaro e persino Oriana Fallaci.

Il discorso potrebbe portare lontano, ma se penso alle tante persone in giro che pubblicano un romanzo o una silloge e, immediatamente dopo si auto consacrano scrittori o poeti mi vengono i brividi. Brividi che nessuno stoccaggio di gas potrà mai rimuovere.

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