Se, al di là di pensieri noiosi
e tristezze inventate,
tu volgi lo sguardo alle piccole cose […]
comprendi
qual gioia e speranza t’offre il domani,
qual dono grandioso è quest’anno […]
(Pietro De Filippis)
Viviamo in un’epoca in cui si inseguono troppo le grandi cose, in cui l’unico faro da seguire è il successo ad ogni costo, in cui arrivare secondi, anche dopo i calci di rigore – per usare una metafora calcistica – è segno di sconfitta cocente, umiliante e irrimediabile.
Questo provoca un’alterazione evidente della scala dei valori, con un’inevitabile elevazione dei livelli di stress. Assistiamo al triste spettacolo di genitori che mettono il fiato addosso ai propri figli e a chi sta loro intorno, perché diventino dei campioni nei campi più disparati, convinti che questo succederà e disposti a tutto pur di realizzare tali piani.
Si sta in questo modo perdendo l’abitudine di guardare alle cose piccole, “al fiore che sboccia, all’insetto che vola…”. Sono piccole cose, è vero, ma capaci di riempire come poche altre.
Ecco perché, scrivendo alla vigilia del capodanno, mi è venuto in mente il libro di poesie che il mio professore di liceo Pietro De Filippis pubblicò sul finire degli anni Settanta, il cui titolo è “Per un anno in più” e dal quale ho citato alcuni versi della prima lirica che ne riassumono il senso. Credo siano capitati davvero a proposito per augurare a tutti voi, lettrici e lettori, un buon anno nuovo.