Se don Luigi Ciotti ieri giustamente avvertiva che “Le mafie non sono solo i loro capi“, io leggendo i siti on line dei principali quotidiani tra ieri e oggi penso che c’è ben poco da festeggiare e che c’è invece da vergognarsi nel paese dei tanti, troppi Andrea Bonafede.
Penso con vergogna e disprezzo ai tanti, troppi Andrea Bonafede che lo accoglievano nella boutique di lusso, che gli vendevano viagra e profilattici, che lo andavano a trovare a casa per allietare le sue serate, che gli servivano il caffè ogni mattina, che lo vedevano entrare e uscire dalla clinica, che gli hanno ceduto l’identità e la coscienza, che lo hanno avuto in cura.
Non c’è niente da festeggiare se oggi i vicini di casa, i vigili urbani, i medici, alzano le spalle davanti a telecamere e microfoni per dire che incontrare il mafioso Matteo Messina Denaro faceva parte della loro quotidianità.
E per quei carabinieri che ieri manifestavano a ragione il loro entusiasmo liberatorio, ce ne sono molti altri, con la divisa e senza, con i gradi e senza, che in questi lunghi anni hanno dimenticato di perquisire luoghi, hanno fatto sparire agende e documenti, hanno occultato prove, hanno fatto patti, hanno garantito tranquillità ai latitanti.
E per quei politici che ieri sono corsi a Palermo passando dalla stele di Capaci, quanti hanno volutamente fatto il possibile perché passassero trenta lunghissimi anni?