Le lacrime di mons. Giuseppe Laterza e il lavoro che lo aspetta in Centrafrica e Ciad, terre di guerre civili e profughi

Per uno strano destino, mentre mons. Giuseppe Laterza officiava la messa in Cattedrale domenica 5 marzo, alcuni quotidiani nazionali parlavano esattamente delle terre in cui il “neo” Nunzio apostolico nominato da Papa Francesco, e orgoglioso cittadino di Conversano, andrà a svolgere la sua funzione in nome e per conto del Santo Padre. In particolare il direttore di Repubblica Maurizio Molinari, nel suo editoriale così affermava: “La Russia non riesce a vincere militarmente in Ucraina ma investe risorse nel Sahel al fine di trasformare l’Africa in una nuova trincea della competizione strategica contro l’Occidente che si gioca nello scacchiere cruciale del Mediterraneo allargato“. Le parole del direttore Molinari sottintendono una situazione in Centrafrica sotto il controllo russo, soprattutto per quanto riguarda le miniere di diamanti ed oro. Ma, a salire verso la Libia, quei luoghi sono strategici per la Russia e per Putin al fine di presidiare la parte sud della Nato.
Tutto ciò per dire che il ruolo e la funzione di mons. Giuseppe Laterza sarà pastorale ma anche, e direi soprattutto, politico-diplomatico. La presenza di un Nunzio Apostolico in terre in cui un quinto della popolazione vive da profuga in stati adiacenti, in cui dall’inizio di quest’anno sono morte decine di persone in attentati, in cui la guerra civile è sempre dietro l’angolo di casa, non sarà una passeggiata. Mons. Laterza si vedrà catapultato in un un luogo completamente diverso da quelli che ha incrociato nella sua carriera da diplomatico, dal Sud America alla Georgia e Armenia.
Soprattutto il Centrafrica controllato dai russi, mentre il Ciad al momento è filo occidentale, sarà un banco di prova per il nostro concittadino che si troverà di fronte a situazioni politiche difficili e che molto spesso sfociano nella violenza. Si troverà di fronte ad un popolo, quello del Centrafrica, che nel 20% dei casi emigra perché perseguitato. Ci vorrà tutto il suo impegno di pastore della Chiesa Cattolica e, come dicevo prima, di esperto politico-diplomatico.
Toccherà con mano, ma sa già cosa vuol dire, essere costretti a lasciare il proprio paese per raggiungere mete da “sogno” dove il “sogno” molte volte si infrange sulle scogliere delle coste dell’occidente dove non c’è traccia di accoglienza.
Mons. Laterza, alla fine della celebrazione della messa in Cattedrale ha fatto il giro delle navate della chiesa per salutare tutti coloro che si erano recati ad ascoltarlo. L’ha fatto con le lacrime agli occhi, per l’emozione del ruolo che gli è stato conferito da Papa Francesco e per il peso di ciò che l’aspetta.
La nostra comunità non può far altro che seguirlo, incoraggiarlo e informarsi su ciò che succede nel mondo, a volte a due passi da noi. Sperando che ad imparare siano anche coloro, ce n’erano tanti in chiesa, che si sono emozionati nel vedere il segretario di Stato Vaticano ordinare vescovo mons. Giuseppe Laterza, ma che girano lo sguardo dall’altra parte quando c’è da tendere la mano a chi lascia il proprio paese perché vorrebbe raggiungere le nostre terre considerate nell’immaginario come l’eden della felicità.
Auguri di buon lavoro mons. Giuseppe Laterza, ci tenga informati di ciò che succede in quella parte del mondo. Sappiamo tutti, credenti e non credenti, che l’impegno della Chiesa Cattolica rimane un punto fermo in tutti i “sud del mondo” e che l’accoglienza è sempre figlia della capacità di capire il perché donne, uomini e bambini lasciano i propri paesi per raggiungere le nostre terre. Sapremo insieme capire e accogliere, almeno questa è la speranza. Ancora buon lavoro.

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