“La globalizzazione dell’indifferenza ci ha tolto la capacità di piangere” (Papa Francesco)

Una delle tante peculiarità del nostro pontefice è la sua straordinaria capacità comunicativa che è in grado con semplici parole, comprensibili a tutti, di esprimere cose profonde, fotografando la realtà che ci circonda e mettendo in evidenza per lo più le sue debolezze.
Il mondo cosiddetto avanzato è immerso nell’indifferenza. Questo è un problema non solo sotto gli occhi di tutti, ma purtroppo in espansione, e va di pari passo con ciò che definiamo benessere. Ma questo termine si riferisce di fatto alla condizione economica, dimenticando completamente gli aspetti umorali della persona.
Succede quindi che l’organizzazione della società attuale finisca per allargare sempre più il numero di persone affette da emarginazione affettiva. Una delle conseguenze più eclatanti è la rimozione di una delle azioni più peculiari dell’uomo, che lo distingue da ogni altra specie del regno animale: piangere.
Il pianto, con profusione di lacrime, è associato a tante situazioni umane. Si piange per la perdita di una persona cara, si piange per amore, per una delusione, si piange di rabbia, si piange di dolore. Ma si piange persino di gioia, per il raggiungimento di un traguardo, nel ritrovare una persona cara dopo tanto tempo, per la nascita di un figlio. Si piange per tante altre cose.
Oggi il pianto viene rimosso, considerato segno di debolezza e oggetto di scherno. E con lui va via la sua enorme capacità taumaturgica, quale la natura ci ha fornito.
Le festività religiose in corso riassumono tre situazioni estreme di dolore e gioia: la passione, la morte e la resurrezione del Cristo. In queste situazioni il pianto dovrebbe poter sgorgare spontaneo e in profusione. Come i miei auguri di Buona Pasqua.

 

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