Intervista a Rosa Grasso, Agronomo-Paesaggista e Specialista in “Parchi e Giardini”, sull’importanza della manutenzione del verde pubblico in città. Le idee per il futuro dei nostri parchi più importanti
Conversano – L’importanza del verde pubblico e della sua cura è diventata fondamentale in tempi in cui il clima sta cambiando, a prescindere dal negazionismo e dai negazionisti. Le città vivono sempre più un rapporto simbiotico con quello che viene considerato il proprio polmone verde. La cura della vegetazione negli spazi pubblici, la necessità di chiedere l’apporto ai cittadini per rendere sempre più efficiente, l’esigenza di investimenti per la piantumazione di specie compatibili con il nostro clima e territorio, stanno diventando elementi essenziali nella programmazione delle comunità. Programmazione che deve riguardare le politiche pubbliche e i comportamenti dei cittadini.
Ne abbiamo parlato con Rosa Grasso, agronomo-paesaggista e specialista in “Parchi e Giardini”. Laureatasi in Scienze Agrarie presso l’Università di Bari Aldo Moro Rosa Grasso ha conseguito la specializzazione in ‘Parchi e Giardini’ presso l’Università di Torino. Ha svolto ripetutamente attività didattica in qualità di Professore a contratto nell’Università di Bari per l’insegnamento della disciplina di “Agronomia e Produzioni Vegetali”, Diploma Universitario in Produzioni Animali. Ha partecipato e realizzato diversi progetti di riqualificazione di aree degradate in vari luoghi della città di Conversano. In ambito pubblico e privato inoltre progetta e realizza aree verdi e giardini rispettando il criterio della sostenibilità ambientale. É docente di Scienze Naturali nei Licei dell’Istituto San Benedetto di Conversano dove s’impegna oltremodo a trasmettere e orientare ad atteggiamenti e stili di vita rispettosi di salute natura ambiente. Grande conoscitrice del territorio e paesaggio di Conversano.
Il clima torrido e le altissime temperature mettono sempre a nudo le criticità legate alla vegetazione. Quanto influisce, secondo lei, la mancata manutenzione del verde pubblico sugli scenari a volte “apocalittici” che si presentano in estate in ville e giardini?
La manutenzione del verde è importante e deve essere ovviamente programmata ed eseguita in modo puntuale sia per garantire condizioni salutari delle piante sia per conservare e migliorare l’aspetto estetico ed ornamentale nel tempo. La cura del verde non può assolutamente essere considerata un costo evitabile. Solo in queste condizioni la vegetazione potrà assolvere a tutte quelle funzioni benefiche nell’ambito urbano in particolare la riduzione delle temperature, che come è noto è legata al processo di evapotraspirazione dell’apparato fogliare. Nelle condizioni climatiche estreme il verde concorre, contestualmente ad altri interventi, a rendere più salubre le città.
La città di Conversano ha dei polmoni verdi nel suo centro. Le tre ville che scendono dalla collina (villa Garibaldi, villa dei Caduti e Piazza della Resistenza) rappresentano un patrimonio che poche città possono vantare. Secondo lei che interventi bisognerebbe fare per trasformare quei luoghi sia fisicamente che dal punto di vista della vegetazione?
Questi spazi verdi sono collocati in un contesto urbano di elevata fruizione ma anche in prossimità di assi stradali importanti per la viabilità della città. Inoltre tali giardini hanno come cornice uno scorcio del nostro centro storico tra i più suggestivi. Si potrebbe ipotizzare una maggiore connessione e integrazione tra tali aree, con creazione di spazi fruibili fra Villa Garibaldi e Villa dei Caduti ed anche al posizionamento di filari di alberi di continuità tra Villa dei Caduti e la Villa di Piazza della Resistenza che avrebbero lo scopo di creare armonia ed effetti prospettici e paesaggistici molto interessanti evidenziando tutte le geometrie del luogo. Le strade destinate alla viabilità, (da ripensare per renderla più ordinata e razionale), risulterebbero circondate e incastonate in aree verdi opportunamente valorizzate. Per la Villa Garibaldi sottolineo che trattasi di un ‘giardino storico’ sul quale ho condotto studi particolareggiati di restauro architettonico e vegetazionale e come tale l’argomento meriterebbe un approfondimento sotto diversi aspetti.
Via P. M. Accolti Gil, via Matteotti, via Rosselli, via San Giacomo. Sono quattro arterie bisognose di cura e gestione. Si potrebbe ipotizzare, secondo lei, la piantumazione di alberi di alto fusto capaci di assolvere a più funzioni?
Si tratta di viali con dimensioni e spazi pedonali con caratteristiche diverse, quindi si prestano a differenti considerazioni. In via P. M. Accolti Gil in realtà si potrebbe incominciare a pensare di sostituire la vecchia alberatura di tigli piuttosto malconci per vari motivi, con la stessa tipologia di alberi con requisiti più idonei per un viale alberato in prossimità di una strada a traffico piuttosto sostenuto. Però visto il contesto urbano circostante io penserei ad un intervento di riqualificazione che dia più funzionalità alle aree pedonali e alle piste ciclabili, con una illuminazione radente alla base lungo tutto il viale alberato. Ci troviamo in prossimità di ospedale, zona commerciale, scuole, aree gioco per bambini, sarebbe utile ridimensionare le aiuole e trasformarle in buche per alberi con griglie posizionate alla base. Queste non hanno solo uno scopo estetico bensì garantiscono condizioni ottimali per lo sviluppo degli alberi nel tempo. Le griglie infatti impediscono la costipazione del terreno garantendo quindi la permeabilità all’ossigeno che riuscendo a penetrare in profondità contribuisce in modo sostanziale alla funzionalità dell’apparato radicale e quindi al benessere degli alberi. Tali modifiche ridurrebbero il problema dello sgambettamento dei cani e l’accumulo di rifiuti visto il contesto del luogo. È necessario individuare e realizzare aree in varie parti della città da destinare allo sgambettamento dei cani coinvolgendo la cittadinanza che potrebbe dare un utile contributo. Gli alberi di alto fusto questi possono essere collocati solo in spazi adeguati come giardini ampi o marciapiedi larghi dove gli alberi non devono rappresentare un ingombro da gestire con potature frequenti e drastiche quindi impegnative e costose, e a volte devastanti per la loro stessa sopravvivenza. Le caratteristiche, il portamento le dimensioni in generale degli alberi da inserire in un contesto urbano devono essere valutati prima di tutto in base agli spazi di cui disponiamo. In via Matteotti e in via Rosselli le caratteristiche dei marciapiedi e la presenza di edifici e abitazioni non consentono l’inserimento di alberi ad alto fusto. Via San Giacomo per le sue dimensioni si presta maggiormente a un intervento di riqualificazione urbana anche più complesso che possa prevedere aree di sosta, aree pedonali, piste ciclabili, viali con alberi ad alto fusto, aiuole fiorite, caratteristiche di un nuovo modo più sostenibile di vivere le città.
Di solito le periferie vengono definite tali anche per la mancanza di servizi e di verde pubblico. Se prendiamo, ad esempio, la situazione del quartiere Arcobaleno (ex 167), del quartiere che si è sviluppato da tempo da via Dante fino alla chiesa del Sacro Cuore, cosa le viene in mente di prevedere per una riqualificazione vegetazionale, addirittura impensabile per alcuni?
Le caratteristiche del quartiere (totale edificazione, strade strette, marciapiedi molto piccoli) non consentono alcun tipo di intervento significativo nell’ambito del verde. Nulla toglie che i residenti possano essere sensibilizzati e stimolati, anche con iniziative opportunamente coordinate, ad un decoro maggiore con utilizzo di piante e fioriture su balconi e terrazzi.
Quali sono le caratteristiche che dovrebbe avere un parco che possa soddisfare le esigenze dei bambini e degli anziani?
Molto interessante l’accostamento ‘bambini e anziani’. Un parco ovviamente va organizzato e gestito in modo da essere fruibile da tutti ma ritengo che le due tipologie indicate debbano avere il privilegio di una maggiore è specifica attenzione. È innegabile la positività che per i più piccoli la creazione di una un’area giochi sicura e minimamente attrezzata dove semplicemente l’incontrarsi e lo stare insieme ha effetti notevoli per diversi aspetti: attività all’aperto, gioco, sviluppo corporeo, accrescimento, apprendimento, visualizzazioni cromatiche, socializzazione.
Di grandissimo impatto sarebbe anche in un parco una zona per gli anziani per i quali bisogna assolutamente che si contrastino fattori quali apatia, sedentarietà, solitudine, tristezza. Accanto quindi a arredi tipici come panche per sedersi a riposare all’ombra, bisogna inserire piccole attrezzature per esercizi fisici, corsi di ginnastica funzionale, di danza; che siano stimolati a brevi passeggiate in compagnia nei viali, a socializzare prevedendo strutture per giochi da tavola (carte, scacchi, dama). In varie parti d’Italia sempre più si stanno creando aree dedicate agli anziani; muoversi in tal senso nella nostra città sarebbe un atto di grande civiltà e penso alle varie associazioni di anziani e all’Università della terza età che potrebbero essere sensibilizzate e iniziative del genere. È necessario individuare aree idonee e sostegno economico pubblico-privato.
Largo Cimarrusti è l’emblema del concetto di desertificazione. Una spianata e alberi sporadici che non reggono la superficie dell’area. Quali interventi si sentirebbe di suggerire?
È stata una iniziativa lodevole e doverosa dell’Amministrazione Comunale e della città dedicare un’area al ricordo dell’agente di polizia Giuseppe Cimarrusti concittadino che ha pagato con la vita la difesa della legalità e della sicurezza, valori fondamentali di libertà e democrazia del nostro Paese. Sotto certi aspetti l’area quindi rappresenta un luogo di riflessione, di rimembranza, di rievocazione di un fatto doloroso, che evoca rispetto, quiete, silenzio. Così come strutturata si evidenzia un giusto equilibrio tra superfici destinate al verde e quelle destinate al passeggio con viali pavimentati in cui sono esaltati disegni e linee armoniose. Per il verde sarebbe più opportuno utilizzare diverse aiuole di forma circolare per implementare la piantumazione di altri tigli sostituendo gli arbusti presenti. Sull’aiuola a ridosso di via P. M. Accolti Gil vi è lo spazio sufficiente per inserire altri tigli e una bordura di arbusti fioriti di specie mediterranee a bassa manutenzione, con lo scopo di creare più armonia tra spazi pieni e spazi vuoti.
Ogni luogo del mondo dovrebbe avere la sua predisposizione per un tipo di piantumazione. A Conversano, per le sue caratteristiche climatiche e fisiche, quale sarebbero le piantumazioni capaci di resistere e trasformare il nostro “verde”?
Proprio in questo periodo mi è venuta la curiosità di fare un giro per le strade della nostra città per osservare il grado di sofferenza dei nostri alberi sui viali soprattutto, per le temperature così roventi e quindi così anomale. Mi è parso chiaramente che ci siano specie sicuramente più sensibili al caldo che presentano un parziale disseccamento delle foglie a cui probabilmente farà seguito un anticipo dell’entrata nella fase di riposo vegetativo e quindi perdita dell’apparato fogliare, almeno per le specie caducifoglie come per esempio i tigli presenti in via P. M. Accolti Gil. Poi ho notato alberi che come le melie, i ligustri (Piazza XX settembre e Corso Umberto I) finora non abbiano presentato alcun sintomo di sofferenza, anzi evidenziano una vegetazione lussureggiante e molto bella. Proprio per questi eventi climatici così estremi bisognerà fare delle scelte molto più attente e oculate per le specie arboree da utilizzare nei viali e nei giardini comprese tutte le piante ornamentali per il verde della nostra città. Sicuramente negli anni a venire capiremo meglio e comprenderemo molte cose in più circa la capacità di adattamento delle piante. Bisogna tenere conto della notevole capacità di adattamento che le piante hanno sviluppato da quando sono apparse sul pianeta. Ci sono alberi (Ginkgo biloba) che lo popolano dal tempo dei dinosauri, per questo chiamati fossili viventi. Esempio di strategia che le piante ed altri organismi fotosintetici sono in grado di mettere in atto per superare condizioni ambientali estreme di ogni tipo.
Greta Thunberg è stata la giovanissima che si è imposta nel mondo per la salvezza del pianeta. Cosa propone per interessare sempre più i giovani al tema della transizione ecologica? Che ruolo ha la scuola in questa fase?
Questa è proprio una bella domanda: il ruolo della scuola in questo momento storico trovo che sia fondamentale e penso di avere cognizione di causa visto che sono circa 30 anni che insegno scienze nelle scuole superiori. Greta Thunberg in così poco tempo, ha fatto semplicemente il miracolo di sensibilizzare le nuove generazioni in tutto il mondo sulla problematica ambientale e ha creato la consapevolezza della necessità di dover fare delle cose concrete. Non manca occasione per trattare certi argomenti in classe soprattutto da quando le questioni ambientali sono diventate solo in parte argomenti curriculari. In realtà si potrebbe fare di più, basta pensare che per esempio in Inghilterra dal 2006 in tutte le scuole di ordine e grado è stata introdotta come materia di studio curricolare “Ecologia”. Nel nostro Paese lo studio dell’ecologia e di tutte le problematiche ambientali è a discrezione delle sensibilità dei singoli insegnanti, cosa naturalmente non sufficiente.
La piantumazione chiama in causa, naturalmente, l’approvvigionamento idrico. Quali sono le misure che una pubblica amministrazione dovrebbe adottare per “conservare” a fini irrigui l’acqua piovana?
R. Ormai sono diversi anni che si parla di cambiamenti climatici, di annate intere di siccità che si verificano ciclicamente in varie parti del mondo e che contribuiscono in modo significativo ad incrementare i flussi migratori a cui assistiamo nell’ultimo periodo. Basti pensare ad esempio a quello che succede nel corno d’Africa dove non piove più da circa 5 anni! Il recupero di acque reflue e piovane dai depuratori previo affinamento sarebbe un’importante soluzione per il comparto urbano oltre che agricolo. La Regione e l’Acquedotto Pugliese potrebbero investire, così come già fatto in altri comuni, sul depuratore di Conversano. Posso però dire che il mondo del vivaismo insieme al mondo dell’architettura del paesaggio, naturalmente la parte più sensibile verso queste tematiche, si orienta sempre più verso l’idea del dry-garden, cioè verso la realizzazione di giardini asciutti rifacendosi all’utilizzo di piante che possono crescere naturalmente senza richiedere impianti di irrigazione classici. Noi viviamo in una zona del mediterraneo dove disponiamo di una vasta scelta di piante ornamentali con cui si possono creare giardini altrettanto belli rifacendosi semplicemente a quello che accade in natura. Il vivaismo, inoltre, sotto questo aspetto dovrebbe incominciare a proporre e valorizzare piante spontanee che vivono allo stato naturale nelle nostre macchie mediterranee o addirittura sul ciglio delle nostre strade che, nonostante le belle e colorate fioriture vengono considerate come erbe infestanti e quindi destinate alla distruzione. Molte delle nostre piante che crescono sul ciglio delle strade infatti gli inglesi le coltivano nei loro giardini. È diventato necessario realizzare un verde sempre più sostenibile e in un certo senso anche etico capace di affrontare le sfide che ci attendono nel futuro per i cambiamenti climatici. In Puglia ci sono molti vivaisti specializzati nella produzione e commercializzazione di piante a bassa manutenzione e esigenza idrica. Approfitto della circostanza per sottolineare la necessità di incominciare ad abbandonare l’uso di prati cosiddetti all’inglese che nulla hanno a che fare con i nostri paesaggi mediterranei e che richiedono per tutta la bella stagione quantitativi di acqua a dir poco proibitivi. Esistono prati di tipo mediterraneo cioè di macroterme che richiedono acqua e tagli in misura molto ridotta, resistenti agli attacchi parassitari.
La mia opinione è che le aree da destinare a prato andrebbero comunque ridimensionate a favore dell’utilizzo di piante tappezzanti o coprisuolo che hanno fioriture colorate piuttosto lunghe che migliorano di molto l’aspetto estetico dei giardini.
L’ultima domanda riguarda un luogo iconico della nostra città, l’area di Castiglione. In un lavoro di equipe che dovrebbe prevedere l’agronomo, l’architetto, il geologo, lo storico, l’archeologo, secondo lei, che tipo di intervento bisognerebbe attuare dal punto di vista della vegetazione rispetto alla conservazione di quella esistente?
In questo caso si tratta di gestire nel migliore dei modi tutta la vegetazione mediterranea esistente facendo interventi di potatura di contenimento di alcune specie che rientrano in un discorso di manutenzione straordinaria. Gli eventuali interventi di manutenzione straordinaria sulle querce presenti in loco (potature da eseguire per motivi fitosanitari o altro) vanno segnalati al corpo forestale dello Stato perché considerate specie protette. Naturalmente si potrebbe migliorare tutto il verde esistente utilizzando soprattutto specie da macchia mediterranea, allo scopo di dare più armonia e bellezza al paesaggio. Dirò di più potrebbe essere un sito da poter utilizzare a scopo didattico sia per approfondire l’aspetto storico e archeologico che quello scentifico-naturalistico realizzando anche dei giardini didattici: il giardino dei profumi, il giardino delle farfalle ecc. A questo scopo si potrebbero coinvolgere le scuole per la parte progettuale e la successiva realizzazione che avrebbe lo scopo di sviluppare nelle nuove generazioni, attraverso la conoscenza, il senso di appartenenza ai luoghi e quindi di maggior rispetto per tutto quello che ci circonda.





Ho avuto il piacere di conoscere la dottoressa Grasso agli inizi della sua splendida carriera, e della passione e disponibilità ad operare per il bene di CONVERSANO. Dopo la bella intervista, caro Gianluigi, fatti promotore di iniziative, ovviamente con l’amministrazione comunale, per rendere più vivibile il nostro paese. Un abbraccio