Gli afosi pomeriggi estivi, quelli della controra, sono i momenti in cui il tempo sembra rallentare. In realtà così non è, ma l’effetto psicologico della dilatazione temporale può servire a indurci a riflettere su come gestiamo il nostro tempo.
Certamente non ci troviamo più nei secoli in cui la sua disponibilità era davvero tanta, al punto da consentire agli amanuensi di perdere a volte giornate intere per scrivere in miniatura la prima lettera di un libro, realizzando delle vere opere d’arte.
In epoche passate, si realizzavano grandi opere a prescindere dal fatto che potessero richiedere tanto tempo. Le grandi cattedrali di cui è costellata la nostra nazione hanno avuto bisogno in taluni casi di centinaia di anni per essere portate a compimento.
Oggi il tempo sembra fuggire inesorabilmente, eppure la riflessione shakespeariana è un monito a indicarci che se perdiamo tempo alla fine sarà il tempo a perderci per sempre, risucchiandoci nel vortice del non realizzato.
Albert Einstein dimostrò, con la sua teoria della relatività, che la vera costante universale non erano il tempo e lo spazio, bensì la velocità della luce, che non può essere mai superata. In questo modo, se una navicella spaziale va più veloce di un’altra il suo tempo si rallenta rispetto a quest’ultima.
Come si vede, anche il solo cercare di ragionare sul tempo in un pomeriggio di mezza estate pugliese può portare a perdersi nei meandri dei suoi fascinosi misteri.
Per questo motivo il presente sassolino non ha una vera conclusione, essendo stato un tentativo di dilatare il tempo per scongiurare il sopraggiungere prematuro della parola “Fine”.