Io stimo più il trovar un vero, benché di cosa leggiera, che ‘l disputar lungamente delle massime questioni senza conseguir verità nissuna (Galileo Galilei)
In questi giorni c’è stata una missione spaziale – questa volta privata – che ha portato una navicella – Odysseus – ad andare nuovamente sulla Luna dopo 52 anni dall’ultimo allunaggio. Questo mi ha fatto riflettere, ancora una volta, sugli incredibili progressi che la tecnologia ha compiuto ad oggi. Ma la tecnologia è la figlia pragmatica della scienza e quest’ultima non sempre progredisce in modo lineare.
Nella storia della scienza un momento di svolta radicale avvenne nel Seicento e l’artefice fu lo scienziato pisano Galileo Galilei. Il suo atto rivoluzionario fu il metodo scientifico-sperimentale: si doveva sempre partire da un esperimento, a valle del quale trarre delle conclusioni e costruire eventuali teorie, che comunque prima o poi dovevano essere sottoposte alla stessa verifica sperimentale. Fu il trionfo del ragionamento induttivo rispetto a quello deduttivo.
Dopo questa svolta il progresso fece dei passi da gigante, passando da tappe epocali come la teoria della Relatività di Einstein e la fisica quantistica, fino ai nostri giorni.
La frase riportata è un compendio perfetto del metodo galileiano: il genio pisano preferiva di gran lunga il risultato consolidato (vero) di un piccolo esperimento piuttosto che il vano disputare a vuoto di cose grandi che non si poggiano su alcuna evidenza sperimentabile.
Bisognerebbe costantemente tener presente l’insegnamento galileiano, anche se purtroppo a volte riscontriamo atteggiamenti palesemente antiscientifici (creazionisti, terrapiattisti, no-vax e così via) che talvolta vengono sconsideratamente portati avanti anche da persone tutt’altro che sprovvedute quanto a grado d’istruzione.
Lo stesso Galileo pagò caro questo atteggiamento antiscientifico, come ben sappiamo, e anche oggi siamo costretti talvolta a ripetere in forma diversa il suo sconsolato commento allorquando fu costretto nella sua abiura ad accettare il fatto che la Terra fosse immobile al centro dell’universo: “E pur si muove!”.