Bisogna avere la capacità, come suggeriva il filosofo francese Jean-Luc Nancy, di non coniugare sempre e solo l’Ego sum, identitario di sé, ma anche l’Ego cum dell’essere “con” l’altro (Mons. Gianfranco Ravasi)
L’egolatria è sempre stata una religione laica – se mi si può far passare l’ossimoro – che ha imperato nei secoli, trasversalmente ai popoli ed alle zone geografiche di tutto il mondo. Ma in questi tempi, dominati dalle televisioni e dai social media, il culto della propria persona sta raggiungendo livelli parossistici.
I dibattiti in Tv molto spesso premiano la disputa polemica tra galli nel pollaio piuttosto che il pacato confronto delle idee. Sui social i leoni da tastiera imperversano nelle praterie del dileggio e, infine, il fenomeno degli influencer catalizza gli sguardi e le attenzioni per lo più su persone belle e fisicamente attraenti.
Perfino la politica ormai gira sempre più attorno alla persona piuttosto che al partito o movimento di cui fa parte, e il populismo sta facendo rivangare la figura dell’uomo forte. Una cosa davvero preoccupante.
Ecco perché il suggerimento della frase su riportata giunge davvero a proposito, e mi fa piacere che io stia scrivendo di ciò il giorno della Pasquetta, che notoriamente viene riservato per le uscite fuori porta in cui le persone si aggregano per andare in campagna, al mare o ai monti e stare assieme, senza alcuna gerarchia di sorta.
Mi piacerebbe, infine, che oggi tutti noi facessimo il precetto di lasciar stare il più possibile gli smartphone e al posto dei twitt ascoltare il cinguettio reale degli uccelli. E quanto sto scrivendo è una cosa seria, ancorché legata al sogno. Non è insomma un pesce d’aprile.