Il voto dell’8 e 9 giugno: l’effetto Decaro va capitalizzato e Elly Schlein non consideri il risultato come un traguardo raggiunto

Ha soffiato forte il vento della destra sovranista, soprattutto in Francia, in Germania, in Austria, ma è ancora possibile aggregare una maggioranza di governo europeo che escluda le destre: i socialisti europei, i popolari europei, i verdi e le sinistre devono solo volerlo, andando oltre il feticcio della “maggioranza Ursula“, che ormai ha fatto il suo tempo.

In Europa, tuttavia, il primo partito è quello dell’astensione, e lo è ancor più in Italia, dove ha ormai superato la soglia psicologica del 50%.

Il vento sovranista ha soffiato meno, molto meno in Italia per fortuna e per la cialtroneria delle destre italiane: la Lega non merita nemmeno il fiato che serve per nominarla (si fa superare da Forza Italia, e perde 400mila voti rispetto alle politiche 2022, ma perde molto di più se si considera la “scheggia impazzita” Vannacci che ha già preso le distanze) e Fratelli d’Italia ha già smesso di beneficiare degli effetti dell’innamoramento dei primi tempi (è ancora il primo partito, ma distacca di solo 4 punti percentuali il PD e perde 600mila voti rispetto alle politiche 2022). Si è capito che “detta Giorgia” è circondata dal nulla di parenti e amici, che se stanno zitti fanno meno danni. Si è capito che “solo Giorgia” ha dimenticato impegni e minacce di quando faceva opposizione e con la bava alla bocca stava più a suo agio. Si è capito che “il premier” cerca di distrarre i suoi fan con le facce da avanspettacolo mostrate al G7, finte come la moneta celebrativa da 3 euro, finte come Borgo Egnazia.

Ma lunedì arriva e “detta Giorgia” dovrà fare i conti con i veleni nel suo governo, con la quasi totale delegittimazione di Salvini e con il rinvigorimento del partito commemorativo che ormai è Forza Italia.

La debacle del M5S e l’inconsistenza delle monadi di centro mi hanno hanno impressionato il giusto: non è più tempo di essere “né carne né pesce”, o di essere “prezzemolo per ogni minestra”.

Nel campo progressista italiano sembra andare meglio; nel centrosinistra più sinistra che centro sembra essersi invertita una rotta e c’è speranza:

– perchè i giovani 18-30enni, e ancor più i fuori sede, votano soprattutto Alleanza Verdi Sinistra e Partito Democratico;

– perché i candidati di centrosinistra per le amministrative nei maggiori centri urbani vincono e convincono;

– perché il Pd alle europee è il secondo partito in Italia, guadagnando 250mila voti rispetto alle politiche del 2022; e poi è il primo partito al sud con il 24,3 %, è il primo partito in Puglia con il 33,6 %, è il primo partito a Bari con il 50 % e a Conversano con il 53,2 %.

Ma, spostando l’obiettivo dal livello nazionale al livello territoriale, ci sono diversi ma:

– l’effetto Decaro non va dato per scontato, bensì capitalizzato per tentare di consolidare i risultati delle europee anche per le regionali 2025 e per le prossime politiche;

– Alleanza Verdi Sinistra purtroppo non è ben articolata a livello territoriale e rischia di rimanere un voto di opinione, senza diventare voto per il governo delle città, se non saprà mettere a valore il consenso di tanti movimenti civici autentici, radicati e non estemporanei;

– guai se Elly Schlein e la sua “nuova” segreteria PD considerassero il risultato delle europee un traguardo e non #unnuovoinizio; guai se dimenticassero moltissimi circoli sono ancora saldamente nelle mani di “cacicchi e capibastone”; e guai se continuassero a minimizzare o ignorare i moniti dai territori, come quello espresso a Bari da Titti De Simone, Antonella Morga, Nicola Biancofiore ed altrɛ, o come quello espresso dalla segreteria del movimento politico Conversano Bene Comune con la nota stampa del 9 giugno, che mi piace qui riportare integralmente.

LA NOTA DEL 9 GIUGNO

Una foto non è mai solo una foto

Lo diciamo oggi, 9 giugno 2024, mentre si vota per il prossimo parlamento europeo. Lo diciamo oggi, prima degli exit poll, prima delle proiezioni, prima dei risultati.

Ci rivolgiamo ad Antonio Decaro, perchè siamo certi che sarà uno dei prossimi deputati europei che daranno voce al nostro territorio e alle nostre comunità.

La sua responsabilità è stata e continuerà ad essere grande nei nostri confronti. Perchè tutti ci siamo stretti intorno a lui quando su Bari ha soffiato il vento delle inchieste per voto di scambio, e perché insieme a lui  abbiamo condannato il trasformismo, iattura che qualcuno in Puglia ha cercato di spacciare per apertura e inclusione, mentre nascondeva ricatti e opportunismo.

In campagna elettorale può essere che sia utile cercare il voto fuori del proprio “cortile”, convincere gli indecisi, chi ha votato a destra, oppure chi non vuol votare; può servire incontrare le persone più diverse e non solo quelle della tua bolla o della bolla del tuo partito.

Ma ci fermeremmo qui, perchè poi c’è chi sul territorio ci rimane e si sforza ogni giorno di costruire e di agire una visione politica coerente, anche a rischio di dover fare opposizione per alcuni periodi.

E allora, come facciamo con chi cambia il suo posizionamento politico ogni volta che cambia il bollettino meteo? E come si fa a governare un territorio dopo la campagna elettorale?

Come si fa  con chi pensa che “tanto sono tutti uguali”, oppure crede sia meglio che stiano “tutti insieme appassionatamente”, se poi c’è chi non intende occuparsi di tutti i bambini che vivono e studiano a Conversano (cioè anche dei figli di genitori migranti), ma solo dei conversanesi? E come si fa con chi pensa ad “accendere la città” con metodi da curva nord, con “4-500mila turisti, più di Polignano e Monopoli”, sperperando milioni di euro per iniziative e cartelloni improbabili, interessanti al massimo per il condominio in cui vive? E come si fa con chi ignora i possibili effetti dell’autonomia differenziata alla nostra latitudine, e liquida l’argomento con un beato “ce so sti cos!?”

E se il circolo locale del PD, insieme agli altri gruppi politici del centrosinistra a Conversano interpellassero i parlamentari italiani ed i deputati europei espressione di questo territorio, per rivendicare le sostanziali differenze di metodo e merito, che farebbe Antonio Decaro?

Insomma, ancora una volta, crediamo di porre questioni sostanziali per il futuro di una comunità civile e politica, che assegna qualche responsabilità in più a chi, come noi, si definisce “soggetto politico” e pensa che una foto non è mai solo una foto.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *