Non è la prima volta che Oggiconversano.it parla di ciò che successe nel 1970 nella nostra città e che vide protagonista un giovane sacerdote, Vincenzo D’Aprile, e un’intera comunità. Una chiesa (la chiesa dedicata alla Madonna del Carmine) occupata per intere settimane e le donne protagoniste assolute di una vera e propria “rivoluzione”. Furono tantissime che non seguirono le raccomandazioni dei propri uomini che invitavano alla prudenza e scesero in piazza, occupando una chiesa, protestando contro l’autorità ecclesiastica, assaltando l’episcopio in via San Benedetto e mettendo in fuga il vescovo dell’epoca Antonio D’Erchia in quel famoso 11 maggio 1970.
Vincenzo D’Aprile, risiede ormai da più di cinquant’anni a Bari ma è considerato un conversanese di nascita e nell’animo. Aveva il fuoco dentro del Concilio Vaticano II di Giovanni XXIII, delle sue innovazioni. Aveva cominciato ad interrogare le autorità ecclesiastiche, osservando sempre e comunque il principio dell’obbedienza, sul celibato dei preti, sulla necessità di aprire la chiesa e renderla vicina al popolo, di consentire ai più giovani di esprimere anche nel luogo di culto i propri talenti artistici, sulla non obbligatorietà delle offerte per celebrare battesimi, matrimoni, funerali.
Argomenti tabù e sollevati sin dalla fine degli anni’60 e che lo costrinsero ad umiliazioni e all’allontanamento dalla sua comunità e dalla sua famiglia, senza nemmeno essere stato sospeso “a divinis”. Via da Conversano, con la solenne sottoscrizione di un documento in cui si impegnava a non avere più rapporti “diretti e indiretti” con la sua famiglia e la sua comunità.
All’epoca dell’argomento si interessò la stampa internazionale e le maggiori testate della stampa nazionale che inviarono in città i corrispondenti più capaci. Non c’era da esplorare solo l’episodio dell’assalto all’episcopio ma anche, e soprattutto, la rivolta delle donne che fino ad allora non si erano mai mosse dal focolare domestico se non per andare in chiesa (per chi ci andava) o, al massimo, per sbrigare faccende di casa. Quelle stesse tranquille e docili donne, di ogni età dai sedici ai cento anni, non ebbero alcun timore: si schierarono, presero posizione, promossero assemblee con migliaia di partecipanti, coniarono slogan contro il potere ecclesiastico, fecero frequentare ai propri figli i luoghi della socializzazione che si crearono in più luoghi della città.
Non è stato semplice convincere Vincenzo D’Aprile, uno splendido ultraottantenne, a raccontarsi con la solita umiltà e delicatezza e a ricordare quei momenti che hanno segnato la sua vita e con i quali la nostra comunità non ha mai fatto per davvero i conti. Quello che successe in quegli anni non è una storia minore di una piccola città del Mezzogiorno d’Italia. Rappresenta, invece, un pezzo di una storia internazionale di lotte e rivoluzioni che iniziate nel 1968 nelle università parigine culminarono con fenomeni di questo tipo che scossero l’intero mondo ecclesiastico e misero in dubbio dogmi e certezze ancora irrisolti.
La documentazione riguardante tutta questa vicenda, copiosa e interessantissima, è stata donata da Vincenzo D’Aprile alla fondazione “G. Di Vagno” che l’ha presa in carico e che la utilizzerà per una catalogazione dando finalmente dignità ad una storia che sembra locale ma è, a tutti gli effetti, storia d’Italia. E per la quale sono previste, a breve, altre iniziative.
La produzione video di questa mia intervista a Vincenzo D’Aprile è stata curata da Antonio Giacummo in collaborazione con la fondazione “G. Di Vagno” di Conversano
Ero all’epoca un frequentatore del campetto che avevamo fatto noi prima era orto, frequentatore dei locali dove c’erano i bigliardini e altro e chierichetto. Poi ad a maggio del 70 appena diciannovenne partii al militare e fini tornai dopo 6 mesi