Bene con le mostre di autori famosi e locali, ma basta con le “marchette” ad amici e parenti. E’ il tempo delle scelte

Siamo in tempi di guerra e stiamo vivendo il dramma di un’Europa incapace di capire che bisogna abbandonare i nazionalismi e sposare la comunità intesa come unione di stati europei.
La nostra città, Conversano, vive invece sulla nuvola della felicità con i suoi 219 metri sul livello del mare, su questa stupenda collina sulla quale qualcuno in passato ha voluto costruirci un castello…stupendo. E, al contrario del passato, sembra non essere per niente sfiorata dal clima che si respira nel mondo e dall’odore della polvere da sparo. E meno male, e per fortuna.

All’interno di quel castello, tra le sue mura e sale, da qualche tempo arrivano opere d’arte di autori famosi e, da ultimo, anche locali (una bella e convincente mostra, appena conclusa, di opere del nostro Donato Pace, ben curata da componenti di un’associazione di operatori del turismo della nostra città).
Ci sono passate opere e suggestioni di De Chirico, di Alinari (mostra proposta e promossa dalla Fondazione d’Arti), di Ligabue, di Chagall e, ultime arrivate fresche fresche alcune opere di Escher, l’olandese visionario molto caro a matematici e filosofi. Quindi poco caro ad alcuni consiglieri comunali della maggioranza che più volte, in pubblico, hanno dileggiato la filosofia e i filosofi.

L’amministrazione comunale, il sindaco in prima persona più ancora della sua collaboratrice assessora alle Politiche Culturali, da qualche tempo ha stretto un rapporto con una società che ha un curriculum di tutto rispetto, risultando organizzatrice di mostre anche a Palazzo Reale a Milano. La società si chiama Arthemisia e tra la sua referente legale e l’amministrazione comunale di Conversano è scoccata una scintilla di simpatia, empatia e afflato che si manifestano in elogi pubblici dove si sprecano aggettivi superlativi che, a volte, non vengono usati nemmeno per le opere in mostra. Ma questo è un altro aspetto del problema.

Ciò che interessa è che la nostra città, da qualche tempo, ha intrapreso la strada delle mostre di artisti noti e si è creato, oggettivamente, un interesse questa volta “culturale” per la nostra Conversano. Un interesse nato nel momento in cui la città si è unita intorno al sogno di farsi nominare “Città italiana della Cultura“, sogno svanito (peccato) e che non ha nemmeno consentito alla proposta presentata dal nostro comune di entrare tra le dieci finaliste. Forse per non aver aperto le porte alle persone giuste, forse per aver preferito affidarsi a persone un pò “cariche a chiacchiere” o fumose e presenti, nel comitato promotore, solo sulla carta. Ciononostante è stato quello il momento in cui qualcuno ha capito che puntare sulla “cultura” e sull’offerta culturale seria è sempre meglio che affidarsi alle cosiddette “marchette”, che non fanno curriculum ma solo consenso elettorale.
La stagione delle mostre è diventata stabile e, al netto della mancanza di un consulente scientifico proprio del Comune di Conversano che possa rassicurare la nostra comunità sui “pacchetti delle mostre” proposte da Arthemisia e sulla qualità delle opere proposte, la stabilità porta solo a crescere. E’ innegabile che la città si stia riposizionando sullo scacchiere delle città del territorio che offrono “cultura” pura nella nostra Puglia.

Con queste scelte dell’amministrazione comunale, anche qui al netto della convenienza economica delle mostre, della qualità della mostra stessa da verificare e senza fidarsi ciecamente di chi la propone, del rapporto esclusivo tra Comune di Conversano ed Arthemisia, si può dire che questa è la strada giusta da seguire. Proporre mostre al territorio nella propria città fa bene all’anima, anche a quella di coloro che sono contrari alla filosofia e ai filosofi.

Detto ciò, l’amministrazione comunale adesso è nelle condizioni di alzare ancora di più l’asticella e abbandonare la triste strada delle “marchette” rappresentate da finanziamenti improbabili, per inutili manifestazioni, il più delle volte elargiti ad amici e parenti.
Una pratica utilizzata per troppo tempo, foriera di vantaggi elettorali, motivo di infinite discussioni in Consiglio Comunale per le interrogazioni di qualche consigliere delle opposizioni, con timide domande poste anche da qualcuno della maggioranza.

Una pratica alla quale porre fine per più motivi: primo perché alcune proposte finanziate con decine di migliaia di euro sono completamente inutili, secondo perché reiterare le azioni (finanziamenti pubblici) alle stesse organizzazioni ciclicamente e ad ogni Borgo (sia esso in Fiore, d’Estate o di Natale) è pratica non trasparente e anche sospetta, terzo perché sostenere organizzazioni appartenenti a familiari può anche capitare qualche volta ma quando capita sempre diventa non solo sospetta ma anche irritante.
La strada intrapresa con l’organizzazione delle mostre va perseguita e se l’amministrazione comunale ha veramente maturato l’idea di “buttarsi” nell’offerta culturale seria, abbandoni con immediatezza la distribuzione di prebende per compiacenti ritorni elettorali e di consenso. Un consenso maturato con l’offerta culturale che continuo a definire “seria“, vale mille volte in più del consenso maturato con lo spreco totale di soldi pubblici. Qualche amico e parente cominci a capirlo e ad avere pazienza d’ora in poi.

Su questo aspetto continueremo a vigilare e a leggere documenti e carte che metteremo a disposizione dei lettori. Facciano lo stesso i consiglieri comunali, di maggioranza e di opposizione indifferentemente. E, mi permetto di dire, facciano una riflessione lo stesso sindaco e la giunta. Non tirino la corda perché quella, prima o poi, si spezza.

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2 Comments

  1. candida de toma says:

    Egregio Direttore, condivido sicuramente molte delle coraggiose osservazioni che leggo nel suo articolo, ma ad una questione che ritengo nodale, ovvero la mancanza pluridecennale di un Direttore, di curatori stabili, di un comitato scientifico del Polo Museale di Conversano, si accenna appena. E’ proprio questo che obbliga Conversano a importare SISTEMATICAMENTE mostre, prodotte, organizzate, curate, allestite da altri. Un Museo non può considerarsi tale se non dimostra capacità di produzione autonoma di mostre, innanzitutto, ma anche di convegni, di seminari, di pubblicazioni. Penso ad esempio alla Mostra ” Durer e gli altri” promossa dal museo del Castello del Buonconsiglio, in collaborazione con l’Università degli Studi di Trento e la Soprintendenza per i beni e le attività culturali, o le memorabili mostre su Boldini (artista ferrarese) a Ferrara, curata da Barbara Guidi, Conservatrice delle Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara o sul Rinascimento Ferrarese , curate da Sgarbi, ma anche da Pietro di Natale, direttore della Fondazione Ferrara Arte. Tutte mostre che hanno puntato prima di tutto sulle forze e le competenze interne agli organi museali. Non può essere assolutamente sufficiente il pur egregio lavoro svolto da Cooperative che curano la promozione ed i servizi che un museo offre. Non dotare un Museo di un direttore o, molto meglio, una équipe stabile di professionisti (direttore, curatori, esperti nel marketing dei Musei) capace di “esportare” piuttosto che importare, significa non far crescere, anzi deprimere, il potenziale di risorse, energie, esperienza, competenze, significa non offrire strutturate possibilità di lavoro ai molti giovani studiosi che pure sono numerosi nel territorio, ma non vedo, in tal senso, nemmeno un sia pur minimo segnale. Nella grande maggioranza dei casi le mostre sono ideate, organizzate dai Musei, Fondazioni culturali, che si servono poi di terzi per l’allestimento.. A Conversano accade il contrario, Concludendo, ben vengano ANCHE le mostre prodotte altrove o da altri, ma non possiamo essere per sempre una colonia.

    1. Vito Laselva says:

      Intervento centrato della dottoressa De Toma. Plaudo all’iniziativa del direttore G. Rotunno, convinto che continuerà a sollecitare visto che Conversano ha persone e personaggi in grado di affrontare quanto pubblicato.