Il 2021 si chiude con la peggiore delle fotografie possibili, evviva il 2022

E’ successo tutto in pochi minuti, dalla comunicazione istituzionale arrivata direttamente dal Municipio che parlava di aumento esponenziale dei casi di cittadini positivi al covid, quasi raddoppiati in un solo giorno, a foto e messaggi che ci giungevano da via Guglielmi dove centinaia tra bambini e genitori erano in fila affidando al caso la disposizione e l’assembramento. Nessuno aveva pensato a quell’affluenza, e a nessuno era venuto in mente che questi veri e propri “open day” per minori vanno organizzati con un minimo di cura e giudizio. In un momento in cui la variante Omicron non sta perdonando, ogni occasione pubblica come appunto una chiamata al vaccino, deve avere regole e personale adatto alla loro applicazione. Ieri in via Guglielmi le regole non c’erano e nemmeno coloro che averebbero dovuto farle rispettare. E le stesse forze dell’ordine, allertate con grave ritardo, nulla hanno potuto per evitare che le persone mantenessero una distanza consona al momentaccio che stiamo vivendo. E non si sono visti nemmeno i rappresentanti di quel potere che mesi fa presidiavano il campetto Pineta durante le prime giornate in cui ci si vaccinava, accogliendo cittadini con pacche sulle spalle e sorrisi. Sono spariti loro, i sorrisi ed è sparito anche il punto vaccinale che hub, tecnicamente, non è mai stato. Ieri, 30 dicembre 2021, sarà ricordato come una infausta fine di un anno alquanto difficile, finito non dignitosamente, perché la città ha scoperto di essersi fatta trovare impreparata “per così poco”, l’organizzazione di un semplice flusso di persone in un punto vaccinale. Ormai è andata e la speranza, che non deve mai mancare, è che per il prossimo turno, nei prossimi giorni, si faccia meglio. Anche perché fare peggio di così sarebbe sinceramente difficile. Non è una semplice speranza ma siamo certi che sarà tutto più organizzato.
Il 2021 che ci lascia lo fa con la consapevolezza di averci donato l’illusione di una pandemia ormai infiacchita per poi ricordarci che i colpi di coda sono dietro l’angolo. E così è stato. Anche se, bisogna dirlo, i cittadini di Conversano nella stragrande maggioranza dei casi si sono recati a vaccinarsi, in altre località, e lo hanno fatto con consapevolezza. E hanno fatto bene perché, non l’abbiamo mai nascosto, siamo convinti che sia il modo migliore per mostrare unità di intenti per raggiungere l’obiettivo della ritrovata libertà di movimento ed espressione di idee. Quanto ha sofferto il mondo della scuola in questo anno è indicibile. Quanti ragazzi hanno ricevuto contraccolpi dal rimanere in casa per ore dovendo prestare attenzione a lezioni in DAD; anche qui la speranza è quella di non raccogliere i cocci di uno sfilacciamento sociale tutto sulle spalle dei più giovani. Che, alla fine, sono stati quelli che più hanno manifestato la voglia di uscire quanto prima da queste situazioni recandosi a vaccinarsi con la forza della ragione.
Cosa manca alla città? Manca uno strappo, un conflitto su un tema serio e denso di contenuti, una discussione profonda sul suo futuro. Il Consiglio Comunale, purtroppo, non è più da tempo il luogo dell’elaborazione e dei messaggi da dare alla comunità, i luoghi di aggregazione sono pochi, almeno quelli reali, mentre abbondano le organizzazioni personali. E le diverse opinioni sono ormai vissute come fastidio più che come ricchezza. Il dibattito? E’ un residuo del passato. Le diverse opinioni? Meglio il conformismo e il rifiuto della complessità.
Ma quale potrebbe essere lo strappo necessario da cui ricominciare? C’è una speranza, nel 2022, rappresentata dalla candidatura della nostra città a Capitale della Cultura Italiana 2024. Il 18 gennaio sapremo se questa candidatura avrà avuto l’esito sperato, quello di entrare tra le prime dieci che si contenderanno il titolo a marzo 2022, quando il Ministero, dopo aver ascoltato le finaliste, deciderà a chi affidare il testimone per rappresentare le bellezze italiane. Noi speriamo che la città di Conversano ce la faccia e abbiamo deciso di fare squadra fino ad allora. Evitando polemiche e facendo il tifo per la città. Se dovesse accadere qualcosa di positivo, sarebbe quello il possibile strappo di cui abbiamo bisogno. In caso di affermazione la città dovrà acquisire la consapevolezza di doversi mettere in gioco in tutte le sue articolazioni, non potrà più accampare scuse e ogni casa dovrà diventare un luogo dove contribuire a conservare la propria identità e proiettarsi nel futuro. E così a cascata dovrà essere necessario tornare alle opzioni, alle diverse capacità organizzative, alle discussioni su ciò che sarebbe meglio fare, alla capacità di dare risposte occupazionali alla forte domanda di lavoro che cresce. Per dirla in breve, con un simile shock, la città tornerebbe viva perché si rimetterebbe in discussione. Con buona pace di chi pensa che il confronto, il dibattito e le diverse opinioni siano un disvalore. Al contrario rappresentano e rappresenterebbero la vera novità per il 2022. Il ritorno alla diversità e il rifiuto dell’omologazione è il più bel regalo che potremmo farci.

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