Eschilo, il padre della tragedia greca, ci lascia questa massima che, a ben guardare, anticipa di alcuni secoli l’insegnamento e la testimonianza di Cristo, la cui vita trova il suo acme nella sua passione e morte, quale stiamo rivivendo in questo periodo pasquale. Per i credenti, poi, vi è la certezza della resurrezione, che finisce con il dare a quei patimenti estremi un senso compiuto, trasformando il dolore in gioia eterna.
Il legame tra questi due sentimenti, il dolore e la gioia, va ben al di là della loro interconnessione in chiave cristiana. Nella lingua italiana, infatti – come in tante altre lingue – il termine “passione” ha in sé significati opposti, quali dolore, amore, diletto, che suggellano questo miracoloso toccarsi degli opposti anche in ben altri contesti.
E dobbiamo fortemente aggrapparci a questo, con un rinnovato senso di mistero, se vogliamo che le immagini e le notizie delle guerre nel mondo – ultima quella tra Russia e Ucraina – ci rechino l’auspicio che alla fine i patimenti si traducano in insegnamenti. Sperando che tale fine non sia lontana, perdendosi nella notte dei tempi.
Buona Pasqua!