La scuola non deve essere una fabbrica di nozioni ma un centro di incontro e di formazione della persona. Non deve guardare ai voti ma ai volti. (Papa Francesco)

L’ultimo giorno di scuola è arrivato. È suonata l’ultima campanella e gli studenti e le studentesse sono usciti festanti, salvo coloro i quali saranno impegnati per gli esami, che avranno un supplemento di studio. Cominciano gli scrutini con l’utilizzo di miriadi di griglie di valutazione.

Ci sarà l’esito finale, che è sempre un momento estremamente delicato.

Ma tutto questo gigantesco processo pedagogico e valutativo, che con l’andare degli anni si è caricato di incombenze burocratiche che asfissiano gli insegnanti per tutto il corso regolare delle lezioni, rischia di far perdere di vista le cose essenziali.

Papa Francesco ci ricorda infatti con grande saggezza che primariamente la scuola deve guardare agli aspetti relativi alla persona, nonché a quelli che attengono alla socializzazione.

Oggi più che mai questi due aspetti sono diventati estremamente critici. Il sapere, con l’avvento di Internet, ha bisogno di essere “navigato” con le rotte giuste, schivando i pericolosissimi scogli delle notizie false, ed i social network stanno decisamente imponendo inediti momenti di “incontro” che purtroppo celano nuovi rischi relativi a forme subdole di angherie compiute verso persone più deboli o comunque ritenute tali.

A fronte di questi scenari nuovi ed in continua evoluzione, è estremamente importante che la scuola si concentri sempre più sui due aspetti sottolineati dal Papa.

Magari – e lo dice compiutamente lo scrivente, che a scuola c’è stato per tre decenni – abbandonando anche quell’attenzione al nozionismo che se in passato poteva avere, con i dovuti limiti, un senso, oggi con Wikipedia e consimili perde davvero molta della sua valenza.

La scuola insomma, tra i tanti dispositivi elettronici, non deve mai dimenticare di guardare gli studenti in fondo ai loro occhi.

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