Discarica Martucci, Miccolis (PSI): “Basta con i preconcetti, dalla gestione dei rifiuti potremmo avere benefici”

Convegno proposto dai socialisti di Conversano. Battibecco tra la segretaria della sezione Lovecchio e il presidente del comitato “Chiudiamo la discarica”

Conversano – Si è tenuto venerdì scorso, presso la Sala convegni di San Benedetto, l’incontro organizzato dalla sezione del PSI di Conversano dal tema: “ Ambiente e Rifiuti”. All’appuntamento, moderato dalla segretaria del PSI di Conversano Valentina Lovecchio, sono intervenuti l’ing. Giuseppe Gravina, direttore dei servizi territoriali BA e BAT dell’ARPA attualmente in pensione, e l’avvocato penalista  Vincenzo Miccolis, esponente del PSI di Conversano.

Da sinistra: Vincenzo Miccolis, Giuseppe Gravina, Valentina Lovecchio
Da sinistra: Vincenzo Miccolis, Giuseppe Gravina, Valentina Lovecchio

Lo scopo dell’incontro, così come ha affermato la segretaria nella sua introduzione, è stato quello di trovare una sintesi tra la necessità di tutelare la salute dei cittadini e quella di gestire il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti.

Nel suo intervento Gravina ha parlato del Piano Gestione rifiuti che è il documento programmatico della Regione Puglia. In questo documento sono inserite le prestazioni che in tema di rifiuti deve mettere in atto la stessa regione. La prima scadenza per la Puglia è quella del  2025, anno in cui la raccolta differenziata deve raggiungere il 70% e la quota dei  rifiuti da conferire in discarica non deve superare il 20%. Gravina, qualificato conoscitore tecnico e storico delle vicende dell’area di contrada Martucci, ha parlato, inoltre, della  discarica attigua a quella più famosa (III lotto), precisamente relativa al lotto I. Un lotto che, secondo Gravina, presenta incognite enormi rispetto alla mancata post gestione e di cui “non se ne sa nulla”. Diversa è la funzione delle due vasche A e B (l’una dove sono già “abbancati” residui provenienti dagli impianti di biostabilizzazione e l’altra non ancora utilizzata dopo le note vicende giudiziarie) .

Concludendo il suo intervento Gravina ha ricordato che in questo momento è utilizzata solo la vasca B in quanto alla vasca A si è reso necessario rinforzare la protezione. Della stessa manutenzione necessita anche la vasca B che però, essendo già stata utilizzata parzialmente andrebbe svuotata, operazione molto onerosa.

Miccolis ha affrontato il percorso della legislazione inerente la gestione dei rifiuti a partire dal famoso decreto Ronchi (primo governo Prodi) approvato nel 1997. In quel decreto era prevista la possibilità di gestire i rifiuti medianti accordi pubblico-privato.

A Conversano – ha ricordato Miccolisl’amministrazione Bonasora decise di non dare avvio al processo di gestione mista, nonostante un tentativo non andato a buon fine“.
Nella sua analisi Miccolis si è spinto a parlare anche  di decreti più recenti, vedi il decreto “Terra dei Fuochi”, con il tentativo di inserire anche contrada Martucci.

Miccolis ha poi rivolto un invito ai presenti ed ha testualmente detto: “ dobbiamo cominciare ad essere scevri dai preconcetti e avere l’onestà intellettuale di analizzare il problema in quanto bisogna avere la consapevolezza che dalla Gestione Rifiuti possiamo avere non danni ma benefici. Oggi c’è la possibilità di avere benefici da un ciclo virtuoso dei rifiuti e questi benefici possono essere tali da arrivare noi stessi a bonificare quell’area.”

Dopo questa dichiarazione gli animi si sono un po’ riscaldati perché, si sa, quando si parla di rifiuti e discarica nel nostro territorio è come parlare di corda in casa dell’impiccato. Lo scontro più vivace, ovviamente verbale, si è avuto tra Vittorio Farella, presidente del “Comitato Chiudiamo la Discarica”, e la segretaria del PSI Valentina Lovecchio. Non nel merito del problema ma per la successione degli interventi. Un nervosismo dovuto alla voglia di esporre il proprio pensiero per precisazioni sulle dichiarazioni dei relatori.

Un incontro utile, quello tenutosi nella sala convegni del II piano di San Benedetto dove il PSI, per ammissione di Miccolis, ha rivendicato l’approccio senza preconcetti ad un problema che negli anni ha risentito dell’aspetto ideologico allontanando, a volte, la risoluzione definitiva della questione inerente la gestione del ciclo dei rifiuti.
Ma non va dimenticato il fatto che, secondo le ultime analisi Arpa, quel sito nel suo complesso ha un grado di compromissione “ambientale” tale da definirne una volta per tutte la chiusura all’esercizio. Se è vero che una delle due vasche è stata “riparata” prima del suo stesso uso, è anche vero che in quel sito attualmente esistono aree dedicate alle vasche per lo smaltimento del residuo proveniente dagli impianti di biostabilizzazione in esercizio e il  lotto I che è privo di ogni progetto di post gestione, come lo stesso lotto III. Una situazione che non può consentire di affrontare il tema di una delle aree del sito senza, invece, considerare l’intera area compromessa. La domanda è: quale beneficio potrebbe arrivare alla comunità con una cogestione nel momento in cui le analisi Arpa accendono la luce rossa?

Un’ ultima considerazione va fatta sulle analisi dell’ARPA. Nel corso della serata si è solo accennato ricordando che i valori erano nella norma. Anche in questo caso l’approccio deve essere libero da pregiudizi. La concentrazione di un analita è solo un numero, ma può raccontarci tante cose. La domanda è: come mai si comincia a rilevare l’azoto ammoniacale?
Ed è una delle tante domande che ci si deve porre. Ma è certo che, dopo 41 anni dall’apertura e dall’utilizzo di quel sito come discarica per rifiuti (la prima autorizzazione da cui tutto ha avuto inizio risale al 1982), è arrivato il tempo di un approccio meno emotivo e più ragionato su tutta la vicenda. E la scala delle priorità, in ogni ragionamento, deve riguardare dei punti fissi: la salute della comunità, la capacità organizzativa, il monitoraggio e progetti di post gestione dell’esercizio dei lotti esauriti da tempo, la necessità di diventare interlocutori credibili nei confronti degli enti decisori per la salvaguardia del proprio territorio. C’è bisogno di un approccio “laico” e senza pregiudizi con il quale tutta la comunità deve fare i conti. La riflessione promossa dal PSI di Conversano non è sicuramente esaustiva ma ha contribuito a riaprire un confronto più ragionato e meno impulsivo.

 

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