L’amministrazione comunale dimentica i caduti in guerra e i cittadini si organizzano da soli

Manifestazione spontanea e piena di commozione alcuni cittadini sotto la guida del colonnello Emilio Motolese

Conversano – Aveva destato stupore e in alcuni casi rabbia la grave dimenticanza dell’amministrazione comunale che aveva semplicemente dimenticato di onorare i caduti in guerra, come ogni anno, il 4 novembre. Titoli e articoli di giornali e locali e regionali hanno scatenato la reazione delle associazioni dei caduti e dei tanti militari in pensione o ancora in servizio che non si sono persi d’animo. Con l’ausilio del colonnello Emilio Motolese, cittadino conversanese, si sono organizzati da soli dandosi appuntamento alle 11,00 di domenica 13 novembre presso il monumento dei Caduti, dove si è svolta una semplice cerimonia. Un piccolo discorso del colonnello Motolese che ha ricordato il sacrificio dei nostri caduti, la tromba che ha intonato il Silenzio e la deposizioni di fiori da parte di alcuni cittadini. Presenti, per l’occasione, bandiere di associazioni di reduci giunte da Turi e Molfetta. Una solidarietà scattata dopo che alcuni giornali regionali avevano sottolineato la dimenticanza dell’amministrazione comunale di Conversano e dopo che il colonnello Motolese, con un intervento sul settimanale Fax aveva sottolineato, senza mai scendere in polemica, come fosse essenziale ricordare coloro che avevano sacrificato la propria vita nei due conflitti mondiali. Il numero dei conversanesi morti durante la I e II guerra mondiale supera le 400 unità. E alla manifestazione odierna hanno partecipato tanti parenti dei caduti in guerra che, per l’occasione, hanno ritrovato il modo per ricordare i propri nonni e i propri padri.
Resta, indelebile, la grave lacuna di un’amministrazione comunale che ha rilasciato versioni diverse sull’accaduto, prima adducendo motivazioni di natura economica e poi quelle di una vera e propria dimenticanza.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

4 Comments

  1. CADUTI A CAUSA DELLA GUERRA “L�’attacco a un�’ambulanza durante la battaglia dei Lagunari nell’�agosto del 2004. I file di Wikileaks, incrociati con il rapporto riservato di MOTOLESE, raccontano un�’altra verità. L’�episodio forse più controverso della missione italiana «Antica Babilonia» si riapre con prepotenza dopo la pubblicazione dei file di Wikileaks sulla guerra in Iraq: i documenti dell�Esercito Usa confermano che gli occupanti del mezzo di soccorso iracheno colpito su un ponte a Nassiriya nell�agosto 2004 non sparavano sui lagunari, anzi che dunque avrebbero aperto il fuoco deliberatamente e non in risposta a quello nemico, come sostenuto a più riprese dai militari nel corso di una lunga vicenda giudiziaria conclusasi nel 2007. Il 5 e il 6 agosto 2004, a Nassiriya scoppiano violenti scontri tra i miliziani dell�’Esercito del Mahdi e i soldati italiani, posti a difesa dei tre ponti sull�Eufrate. I militari vengono attaccati con ogni mezzo, colpi di artiglieria, armi leggere, razzi. Venti ore che passano alla storia come «La battaglia dei Lagunari»: le unità del reggimento Serenissima sparano complessivamente 42.601 colpi, come si apprenderà due anni più tardi, quando venne reso noto il rapporto riservato redatto dal colonnello dei Lagunari Emilio Motolese. Una delle zone più �calde� è il ponte «Charlie»: «Alle ore 03.25 – si legge in due resoconti americani del 5 agosto 2004 pubblicati dal sito di Julian Assange – un automezzo che transitava sul ponte orientale di Nassiriya non si è fermato al checkpoint italiano e veniva conseguentemente ingaggiato con armi leggere. Quindi si è prodotta una grande esplosione, seguita da una seconda da cui si è valutato che il veicolo avesse dell�esplosivo». Un giornalista americano, Micah Garen, filma la scena poco dopo l�’esplosione dell�’automezzo, poi intervista l�’autista, miracolosamente rimasto vivo: Kadem Khazal Sabah racconta che l’�ambulanza che guidava era diretta all�’ospedale di Nassiriya, con a bordo «una donna incinta, la sorella e il marito della donna». L’�uomo assicura di aver rallentato e accostato in prossimità del checkpoint italiano, e che i militari «hanno cominciato a spararci». Secondo i testimoni iracheni, il veicolo è stato centrato nella parte posteriore poi si è incendiato ed è esploso. Quattro i morti secondo queste ricostruzioni. Dal comando del contingente italiano arriva immediatamente una decisa smentita, così come dal governo. Nel frattempo, lo Stato Maggiore della Difesa apre un’�inchiesta sull�episodio dell�’ambulanza. Una commissione vola a Nassiriyah e trova all�’interno del rottame del veicolo una bombola di ossigeno, che cela al proprio interno il frammento di un proiettile, italiano verrà accertato. Ciononostante, al termine delle indagini, la commisione pronuncia una sentenza di assoluzione: il comportamento dei militari coinvolti è stato «ispirato ai principi di proporzionalità e necessarietà». Sulla vicenda pende però l�indagine aperta dalla Procura militare di Roma per «uso delle armi contro ambulanze». Finiscono sul banco degli imputati il caporal maggiore Raffaele Allocca, che aveva sparato contro il veicolo, e il maresciallo ordinario Fabio Stival, che diede l’�ordine di far fuoco. I militari hanno sempre raccontato una storia diversa da quella dei file di Wikileaks e dei testimoni: il veicolo colpito non era una ambulanza ma una station wagon, con a bordo uomini armati che, a un tratto, erano scesi sparando contro i soldati italiani. Anche su questo, i file di Wikileaks, incrociati con il rapporto riservato di Motolese, raccontano un�altra verità.” http://www.tvqui.it/gallery/112715/-Soldato-italiano-ucciso-da-fuoco.html